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Operazione "Jonny" le indagini della Squadra Mobile: cosca Arena leader nelle estorsioni


di Redazione
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Nel mirino delle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro le attività delittuose della cosca Arena

s_400_250_16777215_00_images_2015_corpi-dello-stato_polizia_1.jpgNel corso della notte, oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili delle Questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del ROS e del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Catanzaro e Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria e della Compagnia di Crotone, con il concorso dei rispetti Uffici e Comandi centrali, hanno tratto in arresto 68 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto,

emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti reati aggravati dalla modalità mafiose e dalla finalità di avvantaggiare l’organizzazione criminale oggetto delle indagini. Sono stati inoltre sequestrati beni ed imprese riconducibili agli indagati per ottantaquattro milioni di Euro.

I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Capo Dott. Nicola Gratteri, a seguito delle indagini coordinate dal Proc. Aggiunto Dott. Vincenzo Luberto e dai Sostt. Procc. Dott. Vincenzo Capomolla e Dott. Domenico Guarascio, hanno smantellato la storica e potentissima cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia ARENA – al centro di articolati traffici delittuosi nelle provincie di Catanzaro e Crotone.

Dalle investigazioni, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni, capillarmente esercitate sul territorio catanzarese oltre che su quello crotonese ed ai traffici di droga, sono emersi gli interessi della cosca nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto e nelle attività legate al gioco ed alle scommesse.

LE DINAMICHE DELITTUOSE DELLA COSCA ARENA, LE STRATEGIE E LE ALLEANZE. LA PROIEZIONE CRIMINALE NELLA PROVINCIA DI CATANZARO.

Una rilevante parte delle indagini, svolta dagli uomini della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili di Catanzaro e Crotone, ha avuto precipuo riguardo al disvelamento ed al contrasto di dinamiche criminali legate alla presenza “militare” della cosca sul territorio con particolare riferimento alle estorsioni.

Nel corso delle stesse è emerso che la cosca ARENA, dopo anni di conflitti con la cosca NICOSCIA, anch’essa radicata ad Isola Capo Rizzuto e con la potente consorteria facente capo a GRANDE ARACRI Nicolino, con base invece nel limitrofo comune di Cutro ( KR ), anche a seguito delle operazioni di polizia giudiziaria che via via hanno assottigliato le fila dei rivali, ha suggellato con essi una sorta di pax mafiosa, rinnovando la propria leadership nel panorama criminale dell’area.

Con tali modalità la predetta consorteria ha imposto la propria assillante presenza oltre che nel crotonese, anche sull’area ionica della provincia di Catanzaro ove, direttamente attraverso i propri affiliati, a mezzo di propri fiduciari, nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o mediante la messa “sotto tutela” di cosche alleate, ha monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche.

Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro, una cellula della cosca, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, ha perpetrato una serie impressionante di danneggiamenti a fini estorsivi per fissare con decisione la propria influenza sull’area mentre cosche satelliti della famiglia ARENA hanno fatto altrettanto nell’area, di rilevante interesse imprenditoriale e turistico, immediatamente a sud di Catanzaro.

Proprio nei confronti di queste ultime è stata diretta l’attività investigativa dei militari del Reparto Operativo - Nucleo Investigativo di Catanzaro che all’esito delle indagini hanno tratto in arresto dieci soggetti appartenenti alle due distinte cosche di Roccelletta di Borgia e di Vallefiorita, già considerate entrambe articolazioni autonome del locale di Cutro e la cui l’operatività è stata ampiamente acclarata .

Tra i soggetti destinatari del provvedimento di fermo vi sono i rappresentanti storicidella cosca CATARISANO (operante nella frazione di Roccelletta di Borgia e zone limitrofe) e della cosca BRUNO (operante nei comuni di Vallefiorita, Amaroni e Squillace).

In particolare, le investigazioni delle Squadre Mobili di Catanzaro e Crotone hanno documentato come, assenti dal territorio isolitano, perché detenuti, i vertici della famiglia ARENA, il ruolo di reggente veniva assunto dal pluripregiudicato Paolo LENTINI cl. 64 alias “pistola”, soggetto di caratura criminale riconosciuta anche presso esponenti di ‘ndrangheta di altre province.

La pervicace operosità criminale del gruppo criminale, formalmente guidato da ARENA Giuseppe, alias “Tropeano”, e dal fratello Pasquale, alias “Nasca” ma facente capo, sul campo, al LENTINI è risultata in particolare orientata alla capillare gestione delle estorsioni in danno delle attività economiche e commerciali tanto in provincia di Crotone come pure in quella di Catanzaro.

In questo contesto è emersa, a margine delle ripetute azioni criminose nella area di immediata e consolidata presenza della cosca, l’operatività di una agguerrita “batteria” di pregiudicati catanzaresi demandati alla imposizione del racket – nei confronti delle attività produttive del capoluogo capeggiata, quali di referenti delle famiglie di Isola Capo Rizzuto, da GIOFFRE’ Nicolino detto “Nico”, LIONETTI Costantino e MINIACI Luigi che a loro volta si servivano come elemento “operativo” di MIRARCHI Santino, tratto in arresto nel 2016 ed oggi collaboratore di giustizia.

Le investigazioni hanno inoltre svelato il ruolo del neo collaboratore quale “capo squadra” per il territorio di Catanzaro Lido ed una serie di azioni delittuose “delegategli”, sin dalla fine del 2014, dalla cosca madre alla quale peraltro puntuali giungevano i cospicui proventi economici illeciti derivanti, appunto, dal dominio criminale esercitato sul comprensorio catanzarese.

In particolare al menzionato collaboratore di giustizia era stato conferito il ruolo oltre che di “esattore” delle attività estorsive per conto della cosca “ARENA” nel capoluogo, anche la veste di referente per l’approvvigionamento di armi e di delegato, per conto del LENTINI Paolo, ai rapporti con i rappresentanti delle altre cosche di ‘ndrangheta presenti nei territori confinanti nonché alla distribuzione degli introiti derivanti dalle attività delittuose finalizzati al mantenimento delle famiglie degli affiliati ed a sostenere le necessità logistiche delle cosche di appartenenza.

Le indagini hanno documentato come il flusso di denaro provento delle estorsioni seguisse un duplice canale: il primo legato al taglieggiamento delle “grandi imprese“, impegnate anche in lavori di rilevanza pubblica, le quali erano costrette a corrispondere ingenti somme di denaro con cadenza fissa corrispondente, in particolare, alle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto; l’altro riferibile ad una contribuzione con cadenza mensile in danno di esercenti operanti sul territorio, costretti alla dazione di somme di denaro spesso a seguito di danneggiamenti ed intimidazioni.

In tale contesto il MIRARCHI era collaborato da alcuni fidati accoliti quali FALCONE Domenico cl.’73, KANE Leye cl.’81 e GIGLIO Antonio cl.’76 unitamente ai quali, e sotto le direttive di GIOFFRE’ Nicolino cl.’75, ha posto in essere una serie di richieste estorsive anche per evitare le interferenze di gruppi di nomadi analogamente dediti ad attività estorsive, le cui azioni “scomposte” minavano l’egemonia e la credibilità della cosca ARENA Catanzaro, causandogli in tal modo perdite economiche.

È stata disvelata, altresì, la funzione “borderline” di un noto imprenditore impegnato nel settore delle costruzioni il quale, seppur a sua volta vittima del racket, era al contempo deputato alla raccolta presso i propri colleghi ed alla consegna, direttamente nelle mani dei vertici della famiglia di ‘ndrangheta, di somme pretese a titolo estorsivo. Incaricando l’ “imprenditore-mediatore” del ruolo di collettore delle somme estorte, gli esponenti della cosca si tenevano indenni dalla necessità di contatti diretti con le vittime e di fatto lo qualificavano come riferimento per eventuali lamentele in ordine ad ulteriori richieste estorsive da parte di terzi.

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