Dalla normalità all'abisso: la storia di Nadia e Vincenzo
Oltre quaranta settimane, nove mesi di sogni e progetti coltivati, cresciuti, nutriti con amore, e poi nell'arco di due ore tutto svanito: il baratro.
La storia che raccontiamo è quella di Nadia e Vincenzo, due genitori, i cui sogni si sono infranti nella serata di giovedì 12 maggio nelle stanze dell'ospedale civile di Crotone. Sono trascorse meno di 24 ore da quando Nadia e Vincenzo sono passati dalla gioia per un figlio, il loro primo figlio, alla disperazione per la perdita inspiegabile , per la morte di questo piccoletto tanto desiderato.
A meno di 24 ore, con gli occhi consumati non dalle lacrime, non dalla rabbia, ma dal dolore, Vincenzo e Nadia si chiedono e chiedono “Perchè”.
Vincenzo e Nadia barcollano nel buio, non sanno se il loro bambino è nato morto, se è morto poco dopo il parto per problemi sopraggiunti: non sanno!
Quello che possono fare è raccontare le ultime 48 ore, possono cercare attraverso la memoria di ripercorrere quei due lunghissimi giorni, da quando il 10 maggio Nadia si è recata in ospedale per delle perdite, fino a ieri sera quando dopo un cesareo d'urgenza, il loro bambino ha smesso di respirare.
Nadia è stata ricoverata nel reparto di Ginecologia ed Ostetricia del S. Giovani di Dio martedì 10 maggio su consiglio del medico di turno che ha eseguito un tracciato. In base a quanto raccontato da Nadia e Vincenzo il ricovero si sarebbe reso necessario perchè in una sacca il liquido risultava poco.
Nei giorni successivi Nadia ha continuato ad avere perdite di liquido chiaro, perdite sistematicamente e puntualmente riferite al personale medico e non presente in reparto.
“Tutto nella norma, nessun problema, normali le perdite, regolari i tracciati eseguiti,regolare il battito del bambino, in buona salute sia mamma che bambino!”
Questo è stato ripetuto in questi due giorni a Nadia ed alla sua famiglia.
Tutto nella norma, ma poi non così tanto normale, se dopo un controllo effettuato da due dottori del reparto di ginecologia ed ostetricia gli stessi hanno fatto applicare a Nadia una piccola garza per preparare il collo dell'utero, considerato che a seguito dell'esame clinico i due dottori hano riscontrato una diminuzione del liquido nella sacca.
Le successive ore trascorrono in tranquillità, Nadia viene sottoposta a controlli di routine e dopo gli stessi rassicurata sulle buone condizioni di salute del bimbo.
Nella serata di ieri il tragico epilogo, dopo l'ennesimo controllo, dopo le ennesime rassicurazioni sulla normalità delle perdite, Nadia ed il suo bambino vengono sottoposti ad ulteriore controllo da parte delle ostetriche presenti in reparto: sono circa le 20 di giovedì 12 maggio.
Vogliono ascoltare il battito, vogliono ascoltare quel ritmico suono, vogliono far sentire a quella mamma la vita che porta in grembo e che ha nutrito per nove mesi.
La musica del cuore apre le porte del baratro: qualcosa non è più nella norma!
Le ostetriche allertano immediatamente il ginecologo di turno in quel momento e da lì è un ricorrersi da una stanza all'altra, da uno strumento medico all'altro, alla ricerca di una conferma che non arriva e così, la normalità cede il passo all'urgenza.
Cesareo, si deve fare presto, qualcosa non è più normale e il Gabriel deve nascere.
Gabriel nasce ma non piange, Nadia non ha il tempo di guardare la sua creatura, non ha il tempo per accarezzare, per sentire l'odore di quel figlio.
Vincenzo fuori dalla sala operatoria può solo intravederlo, lo intravede nelle bracia del personale medico, il piccolo Gabriel appena nato deve correre, deve rincorrere la vita.
Quel pargoletto passa velocemente davanti agli occhi del suo papà, dei nonni, degli zii, ha una maschera d'ossigeno, qualcosa non è normale. Circa due ore, un black out di due ore, due ore tanto dura la vita di Nadia e Vincenzo. Gabriel e la vita non ci sono più.
Un dolore che strazia, un dolore che dilania e poi lascia solo il vuoto. Un dolore che esige verità. Non accuse, non imputati, quello sarà compito della giustizia, ma la verità è un atto dovuto, la verità è necessaria.
A quasi 24 ore dalla tragica scomparsa Nadia e Vincenzo non sanno ancora se il piccolo Gabriel è nato morto, se è deceduto dopo aver lottato.
Verità, onestà, chiarezza, Nadia e Vincenzo questo pretendono.
“ Non sono ne la prima, ne l'ultima donna che passa attraverso l'immane dolore, ma io voglio la verità. Mi devono dire che cosa è successo, come siamo passati dalla “normalità” alla morte! Voglio sapere cosa è successo al mio Gabriel”.



