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Il furto di un attrezzo agricolo alla base del duplice omicidio di Pallagorio

  • Published in Cronaca

di Redazione
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Il Lerose ritenuto colpevole del duplice omicidio Raffa serbava rancore per dissidi riconducibili a questioni di terreni.

s_400_250_16777215_00_images_2019_varie_24-07-ANNUNZIATO-LEROSE.jpgNella serata del 23 luglio 2019, il Nucleo Investigativo Carabinieri di Crotone, al termine di serrate indagini condotte con la collaborazione del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Cirò Marina e della Stazione di San Nicola dell’Alto, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di LEROSE Annunziato, 61enne di San Nicola dell’Alto, ritenuto responsabile del duplice omicidio consumato in agro di Pallagorio (KR) il 22 dicembre 2018, in danno di RAFFA Francesco e del figlio Saverino, due allevatori di San Nicola dell’Alto.

Secondo gli inquirenti, il Lerose, conoscendo le abitudini delle vittime, predisponeva un fucile cal. 12 e lo riponeva all’interno della propria autovettura, tramite una strada isolata, giungeva nei pressi dell’azienda agricola dei Raffa, occultava il proprio veicolo e a piedi raggiungeva il luogo ove i due allevatori, a bordo della loro Suzuki Samurai, risalivano la strada che dalla loro azienda porta al cancello che ne delimita l’accesso.

Quando Raffa Francesco alla sua vista arrestava il veicolo e abbassava il finestrino (verosimilmente per chiedergli cosa volesse) dapprima il Lerose puntava il fucile contro di lui esplodendo tre colpi e successivamente quando Raffa Saverino, già ferito, scendeva dal mezzo di trasporto per cercare di guadagnare la fuga lo raggiungeva e gli esplodeva contro due colpi mortali.

Sempre secondo gli inquirenti, gli ha premeditato l’omicidio perché, già da tempo serbava rancore nei confronti delle vittime ritenute colpevoli di non essersi (alcuni anni prima) adoperate ad aiutarlo per individuare i responsabili del furto di un attrezzo agricolo che gli era stato sottratto, e, successivi dissidi riconducibili a problematiche legate ai terreni, lo hanno determinato nel proposito criminoso.

L’attività investigativa è stata sviluppata eseguendo scrupolosi rilievi sulla scena del crimine e a casa dell’autore che hanno permesso di ottenere importanti riscontri tecnico- scientifici a seguito di esami di laboratorio effettuati presso il R.I.S. di Messina. L’autore era stato sottoposto infatti tempestivamente dai carabinieri a prelievi per la ricerca di residui dall’esplosione di colpi di arma da fuoco (STUB) su superfici cutanee ed indumenti e gli esiti hanno evidenziato la presenza di particelle che per composizione e disposizione possono essere classificate come derivanti da colpi d’arma da fuoco. Anche i prelievi eseguiti all’interno dell’abitacolo della sua autovettura hanno evidenziato la presenza di particelle derivanti da colpi d’arma da fuoco.

A completare il quadro indiziario: importanti testimonianze, il racconto ricco di contraddizioni dell’autore dell’efferato delitto e della moglie, l’analisi dei tabulati telefonici delle vittime e di numerose immagini acquisite da molteplici sistemi di videosorveglianza pubblici e privati e un’efficace attività informativa a livello locale. Tutto ciò ha consentito di individuare il responsabile del gravissimo episodio delittuoso ed il movente, da ricondurre a dissidi tra confinanti di terreno.

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