Si tratta del 32enne Cataldo De Luca di Cirò Marina che avrebbe sparato ad Aloe per vendicare un pestaggio a bastonate
I Carabinieri di Crotone hanno arrestato DE LUCA Cataldo 32enne, nullafacente, pregiudicato di Cirò Marina, accusato dell'omicidio di Aloe Nicodemo avvenuto il 24 maggio dello scorso anno, scaturito a seguito di una lite in un bar per futili motivi.
Dopo un anno di indagine, l’arrestato viene tradito da una traccia di polvere da sparo ritrovata sul casco che indossava al momento dell’omicidio. A perdere la vita in quella occasione fu Nicodemo Aloe 43 enne di Cirò Marina. L'agguato in via Pacinotti nei pressi del garage della vittima. Aloe era noto alle forze dell'ordine ma solo per piccoli precedenti, venne colpito da 5 colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata da un uomo col volto travisato, che dopo l'agguato fuggì a bordo di una moto. In totale 8 i colpi sparati dal killer, di cui appunto 5 andati a segno.
Per quell'omicidio i carabinieri di Cirò Marina hanno tratto in arresto Cataldo De Luca, contro cui i militari hanno raccolto diversi elementi, oltre che ricostruire anche il movente. Sarebbero stati dissidi continui e dissapori tra i due, spesso sfociati in liti che però, con l’andare del tempo, avrebbero condotto ad un'escalation di violenza. I militari riferiscono di un episodio chiave scaturito nel 2014 e che avrebbe fatto da detonatore. In quell'occasione il De Luca sarebbe stato aggredito a bastonate da Aloe, a sua volta per vendicare l’aggressione subita dal figlio il giorno prima. Per quelle bastonate De Luca avrebbe meditato l'omicidio di Aloe. Secondo la ricostruzione degli investigatori il presunto assassino a bordo di uno scooter avrebbe attirato fuori dal suo garage la vittima con un pretesto per sparargli addosso 8 colpi di pistola, di cui 5 andati a segno, per poi dileguarsi immediatamente.
Nell'effettuare le indagini i militari della Compagnia di Cirò Marina individuarono, grazie ad alcuni video di sorveglianza posti in zona, lo scooter utilizzato dall'assassino. Le indagini furono così indirizzate nei confronti di una serie di persone che, per conformazione fisica e spessore criminale, potevano aver commesso il delitto. In particolare, da subito i sospetti si era caduti anche su De Luca che subì la perquisizione della sua abitazione. Fu durante quella perquisizione che i militari rinvennero il casco inviato ai RIS di Messina per le prove dello stub. Sul casco sarebbero quindi rinvenute particelle di polvere da sparo compatibili con la pistola utilizzata per l'omicidio.
Ed ancora, la presenza sul luogo del delitto da parte di De Luca, sarebbe confermata anche dall’analisi dei tabulati del suo cellulare, incrociati con i video acquisiti al momento del fatto. La ricostruzione dei Carabinieri si conclude con l’ipotesi che De Luca abbia abbandonato la moto utilizzata per l’omicidio in aperta campagna, luogo in cui successivamente è stata data alle fiamme, per poi rendersi irreperibile partendo per Bologna.
La bontà delle indagini svolte dall’Arma viene evidenziata nella misura cautelare emessa dal Gip di Crotone, il quale, nel contestare i reati di omicidio aggravato dalla premeditazione, porto abusivo di arma da fuoco e ricettazione dello scooter utilizzato per commettere il delitto, si esprime affermando che gli elementi raccolti a carico del De Luca sarebbero tali da sembrare difficilmente superabili nel prosieguo del procedimento. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip di Crotone Michele Ciociola, su richiesta del Procuratore Giuseppe Capoccia e del Pubblico Ministero che ha diretto le indagini, Alessandro Riello.



