Le precisazioni del Polo museale della Calabria dopo le polemiche e il ritorno a casa dei famosi reperti
Dopo esser stati esposti, lo scorso anno, presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il cranio di Carìa e il cippo di Faillo, due noti reperti archeologici, sono ritornati a Crotone.
Lo spostamento aveva suscitato non poche critiche, un po come fù per lo spostamento, poi non avvenuto, dei Bronzi di Riace per l’Expo di Milano 2015 dei quali si fece, poi, una copia per preservare gli originali. Alcuni visitatori, magari acquistando il biglietto expo online con carta paypal, una volta all’expo credettero di vedere gli originali tanto le copie eran fatte bene.
Il cranio di Carìa, appartenente ad una sepoltura di età neolitica (3500-3000 a.C.), è stato riportato presso il Museo Archeologico Nazionale di Crotone, mentre il cippo di Faillo, che è la testimonianza della città greca di Kroton (480-470 a.C.), è stato riportato nel Museo di Capo Colonna.
In riferimento allo spostamento di questi reperti, dal Polo museale della Calabria, è stata diffusa una lettera che spiega la vicenda che riportiamo:
"al di là degli aspetti burocratico-amministrativi, va precisato che le novità derivanti dal nuovo assetto interno al Ministero e che prevedono di fare del Museo Archeologico di Reggio Calabria il perno attorno al quale possa ruotare l’intero sistema dei musei calabresi, hanno reso il riallestimento del museo reggino un work in progress, cui è importante prendano parte tutti gli istituti museali presenti in regione. Proprio per questo, la logica del progetto scientifico di riallestimento presenta il Museo di Reggio come Museo delle Città della Magna Grecia, in linea con l’idea del primo Soprintendente, l’archeologo Paolo Orsi. Perciò si è previsto che ciascuna delle poleis della Calabria abbia una sua degna rappresentanza all’interno dell’esposizione e, soprattutto, che i pochi reperti allestiti nelle tre vetrine dedicate a Crotone siano rappresentativi della potenza crotoniate per una sede espositiva di richiamo internazionale, avendo quel museo grandi attrattori nei Bronzi di Riace".
Per quanto riguarda il cranio di Carìa, il Polo museale della Calabria ha, invece, rilasciato una nota nella quale si legge che "un’attenta operazione di verifica delle consistenze delle varie raccolte ha confermato l’appartenenza del reperto al museo crotonese. Esso fu donato dal marchese Armando Lucifero al museo locale, il quale lo scoprì nel lontano 1899 nella località Carìa del comune di Girifalco (Catanzaro), per poi divenire di proprietà statale allorché le collezioni del Museo Civico passarono in blocco all’odierno Museo Archeologico Nazionale nel momento della sua istituzione nel 1968".



