Viaggiatori che si incontrano, umanità tra le tende di Idomeni: chi parte ha nel cuore la speranza di tornare a casa
Si sentono gli odori, è pervaso di odori il racconto di Enzo Infantino e Tania Paolino, un viaggio attraverso la vita di chi nel viaggio ha riposto la speranza, di chi ha fatto del viaggio morte e rinascita.
“Kajin e la tenda sotto la luna” è stato presentato a Crotone nell'ambito delle iniziative “Villa in rete” e ha creato, in uno spazio dedicato al gioco ed al divertimento dei bambini, un angolo riflessione, lo spazio ideale per aprire mente e cuore, per una riflessione accorata e seria e anche lì come nelle pagine del libro odori e rumori hanno guidato il viaggio.
Un racconto, storie di vita, esistenze entrate in contatto, calabresi e siriani, ed è forte e intensamente vero quello che scrive nella prefazione di Gioachino Criaco: “ Le divisioni sono state un'invenzione umana; chi lo fece Dio, Dei, Fato o Caso, il bacino intorno al mare Antico lo costruì come unico paradiso per darlo in dono a un'unica razza, quella umana”.
Divisioni e paure sono opera dell'uomo, e su queste e di queste si alimenta a crescente insofferenza per “l'altro”.
Durante la presentazione del libro gli autori, Infantino e Paolino, hanno richiamato i presenti ad una nuova responsabilità, quella di resistere a queste spinte, la responsabilità di coltivare la speranza, come fa ciascuno degli uomini e donne, dei bambini incontrati nei campi profughi, quelle vite incontrate tra le tende di Idomeni.
Le speranze della famiglia della piccola Kajin, nel suo nome il senso del viaggio di questa famiglia: “ Dove è la vita”.
Nelle parole del papà di Kajin, concepita in una tenda sotto la luna, il senso del viaggio: partire per tornare un giorno, tornare a casa e spera nel ritorno e lo fa quando immagina per la sua bambina un futuro da architetto per ricostruire quella casa che è stata loro rubata dalla guerra.
La forza dirompente del racconto, che non è cronaca, non è propaganda, ma è viaggio, fisico ed interiore, non di chi viene raccontato, ma delle vite che si sono incrociate tra le tende di Idomeni, percorso per tornare a casa, e la casa pare averla ritrovata Enzo Infantino.
Ascoltando il suo racconto si avverte, ma diventa chiaro leggendo le parole di Arcangelo Badolati nella presentazione del libro quando parla prima di Masum “ Un bambino senza età, perchè la vita gli ha impedito di giocare e divertirsi, di sognare e dondolarsi tra le nuvole, di studiare e avere una classe, dei compagni, una casa, una stanza piena di giochi, un letto caldo e rassicurante”. E ancor di più quando Badolati scrive di Enzo: “ battagliero e irruento, audace, culturalmente e fisicamente, negli occhi di quel bambino ha riconosciuto l'altra parte di sé, quella che teneva nascosta ai più ( non a me)”.
E quando è Enzo Infantino a scrivere e parlare di Masum è una sola l'immagine, anzi il messaggio che passa: l'abbraccio.
Di Masum Enzo Infantino ricorda gli abbracci, e l'abbraccio diventa metafora ideale per rappresentare la vicinanza e la mescolanza di vite.
Se Infantino è rabbia quando parla e racconta della guerra, delle responsabilità colpevolmente taciute dell'Occidente, Tania Paolino è un'attenta osservatrice : “una donna colta e sensibile, emotivamente romantica e appassionata come lui. Una scrittrice talentuosa capace di esplorare l'animo umano, mostrando ciò che non si vede”, così la descrive Arcangelo Badolati, e così è apparsa soprattutto quando sollecitata da Fabio Riganello, che ha moderato la presentazione del libro, si è soffermata sul significo della valigia di chi deve lasciare tutto, casa e patria: come scegliere cosa lasciare e cosa portare, come e con cosa conservare un legame con la patria abbandonata?
Una valigia ha sottolineato Tania, che lungo questo viaggio può appesantirsi o alleggerirsi, ma che resta probabilmente il simbolo di forte di un legame interrotto ma non reciso.
Un viaggio da fare attraverso le pagine di “ Kajin e la tenda sotto la luna” di Enzo Infantino e Tania Paolino, edito da Pellegrini, i proventi del libro saranno destinati alla costruzione di una scuola in Siria, perchè il viaggio è per tornare, un giorno, a casa.



