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Ritenzione idrica: le cause principali e il ruolo della terapia compressiva

La ritenzione idrica è un disturbo estremamente diffuso nella popolazione adulta; può colpire entrambi i sessi, ma sono soprattutto i soggetti di sesso femminile quelli maggiormente interessati da questa problematica; i dati mostrano, infatti, che circa un terzo della popolazione femminile adulta soffre di ritenzione di liquidi.

Il motivo per cui la popolazione femminile è quella più colpita è che fra le varie cause di ritenzione idrica vi sono alcune condizioni che riguardano soltanto il sesso femminile, ovvero la gravidanza e la menopausa.

Da un punto di vista medico, l’espressione ritenzione idrica indica la tendenza a trattenere, più del dovuto, i liquidi nell’organismo. Per quanto tale disturbo possa riguardare diverse parti del corpo sono soprattutto le zone delle gambe, dell’addome e dei glutei le più colpite.

Non sottovalutare la ritenzione idrica alle gambe o in qualsiasi altra parte del corpo perché, come vedremo, fra le varie cause che possono determinare questo problema vi sono molti disturbi non banali. Peraltro, la ritenzione idrica determina un problema anche a livello estetico; non è la cosa più importante, ma comunque è molto sentita.

Il tipico segno della ritenzione idrica è l’edema, vale a dire l’accumulo di liquido sia negli spazi intercellulari sia a livello interstiziale. Nelle situazioni più gravi, poi, a tale segno si associano altre manifestazioni quali aumento di peso, indolenzimenti, formicolii, crampi ecc.

Quali sono le principali cause di ritenzione idrica?

La ritenzione idrica è un segno clinico che può avere alla base moltissime cause peraltro molto diverse da loro, anche a livello di gravità. Fra le tante si possono per esempio ricordare gravi disturbi quali lo scompenso cardiaco, l’insufficienza renale, la pressione alta, il linfedema, le malattie epatiche, le malattie a carico della vescica ecc. In alcuni casi la ritenzione idrica è legata all’utilizzo prolungato di determinati farmaci, per esempio i FANS e i cortisonici, ma non solo. Per inciso, l’utilizzo sporadico di FANS porta generalmente a una ritenzione idrica temporanea che si risolve nel paio di giorni dopo l’interruzione della terapia. Diverso è ovviamente il caso di terapie croniche o comunque particolarmente prolungate nel tempo.

Moltissimi casi di ritenzione idrica sono invece dovuti a uno stile di vita non ottimale (dieta troppo ricca di sodio, abuso di cibi contenenti glutammato, sedentarietà ecc.).

Altre cause frequenti sono gli squilibri ormonali (che nelle donne si verificano durante il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa).

Cosa fare per combattere la ritenzione idrica?

Quando la ritenzione idrica si manifesta significa che c’è qualcosa che non funziona a dovere nel nostro organismo. La prima cosa da fare quindi è consultare il proprio medico curante per cercare di individuare la causa scatenante; una volta che questa è stata stabilita con certezza si potranno prendere adeguate contromisure.

Un consiglio sempre valido, al di là delle specifiche indicazioni mediche (terapie fisiche e farmacologiche a seconda dei casi), è quello di adottare uno stile di vita sano e attivo (attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, corretta idratazione, evitare l’abuso di alcolici, non fumare ecc.).

Importante in moltissimi casi anche il ruolo della cosiddetta terapia compressiva che si attua con dispositivi che utilizzano il principio della compressione graduata, come per esempio apposite calze, bracciali e leggings micromassaggianti come quelli proposti da Solidea in questa pagina: www.solidea.com/it/art-be-you-tonic; questi dispositivi migliorano la circolazione sanguigna e quella linfatica e di conseguenza favoriscono lo smaltimento dei liquidi in eccesso riducendo tutta la fastidiosa sintomatologia correlata. La terapia compressiva, peraltro, è utilizzata non solo per combattere la ritenzione idrica, ma anche e soprattutto per prevenire e/o gestire molti disturbi circolatori fra cui la trombosi venosa profonda, le vene varicose, l’insufficienza venosa ecc.

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