La crescita dell’economia italiana rimane moderata: 0,1% nel primo trimestre


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Redazione Crotone24news.it

ig-option-broker.jpgIn un generale indebolimento della ripresa delle maggiori economie globali, si prevede che anche l’Italia crescerà a livelli a dir poco moderati. Infatti i nuovi dati rilasciati dall’Istat affermano che, durante il primo trimestre dell’anno, il PIL italiano crescerà dello 0,1%.

Tuttavia il report mensile dell’istituto nazionale di statistica sottolinea come il settore dei servizi e delle costruzioni sia in ripresa mentre quello dell’industria si trova ancora in difficoltà. Nel periodo preso in considerazione, si è riscontrato un miglioramento dell’occupazione, particolarmente a tempo indeterminato, determinato per lo più dalle misure di sostegno alle assunzioni varate dal Governo.

Infatti gli sgravi contributivi previsti dalla ultima legge di stabilità hanno dato un nuovo impulso alle assunzioni ben più forte di quello rappresentato dall’introduzione del contratto a tutele crescenti del Jobs Act.

Questi effetti positivi si sono avuti specialmente nel settore terziario dove ben il 61% delle imprese hanno accolto molto positivamente gli esoneri contributivi sulle nuove assunzioni. Sempre le imprese di servizi hanno apprezzato le novità introdotte dal Jobs Act più di quanto lo abbiano fatto le imprese manifatturiere. Il 49,5% del campione esaminato ha assunto impiegando proprio il contratto a tutele crescenti.

Analizzando più a fondo i dati pubblicati dall’Istat, si può osservare come a fine trimestre la variazione congiunturale del PIL potrà variare tra -0,1% e +0,3%. Un eventuale incremento potrà essere causato da un aumento dei consumi privati e, contestualmente, da un apporto negativo della domanda estera. Si prevede invece che la dinamica degli investimenti risulterà pressoché invariata.

Un altro elemento di instabilità che potenzialmente potrebbe ostacolare il consolidamento della ripresa italiana è il probabile aumento del petrolio. Infatti molti broker, tra i quali IG, negli ultimi giorni stanno rivedendo al rialzo le quotazione del petrolio nero andando ad una cifra non molto lontana ai 40 dollari americani per barile. Se questo incremento dovesse continuare, anche i costi di produzione che dovranno essere sostenuti da molte imprese lieviteranno con inevitabili ripercussioni sul prezzo finale applicato ai consumatori. Ciò comporterà un aumento dell’inflazione, che ultimamente si è portata in territorio negativo, dovuto soprattutto dalla sua componente “importata”.

In una situazione globale come quella attuale dove i paesi più avanzati stentano ad intraprendere una crescita solida e costante, anche l’Italia si vede in difficoltà. Esattamente questo è il motivo che ha portato molti istituti finanziari a rivedere al ribasso le prospettive per il 2016. Sebbene siamo solamente all’inizio dell’anno, il futuro appare meno roseo di quanto ce lo siamo immaginati l’anno scorso.

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