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Sicurezza sul lavoro, chiarimenti sulla figura del RSPP esterno

  • Published in Economia e Lavoro

di Redazione
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Crotone24news.it

Il Ministero del Lavoro chiarisce: per RSPP interno si intende la persona già a conoscenza delle dinamiche aziendali.

s_400_250_16777215_00_images_2018_commerciali_07-12-consulente-rspp-esterno.jpgL'articolo 32 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro disciplina la figura e le funzioni del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale, in sigla RSPP.

Rappresenta una delle figure cardini per progettare e realizzare l'impianto della sicurezza negli ambienti di lavoro, la sua funzione principale è quella di coadiuvare il datore di lavoro nell'analisi e nella valutazione dei rischi, con l'obiettivo di redigere il DVR (documento di valutazione dei rischi) obbligatorio per tutte le imprese con almeno un lavoratore dipendente.

Il citato Testo Unico riconosce in capo al datore di lavoro l'obbligo di nominare un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, con facoltà di scegliere tra un RSPP interno ed un RSPP esterno all'azienda, oppure di auto nominarsi avendone i requisiti richiesti. Requisiti che sono di natura scolastica e formativa: titolo di studio e attestati di formazione professionale.

La normativa in oggetto non scioglieva i dubbi in relazione al significato delle parole interno ed esterno, lasciando intendere, ad una superficiale valutazione, che la differenza fosse da ricercare nel rapporto di lavoro tra l'azienda ed il professionista incaricato di ricoprire quel ruolo. Prima del 2014 anno in cui un interpello ha costretto il Ministero del Lavoro ad un chiarimento, si era convinti che un RSPP interno fosse un lavoratore dipendente dell'azienda, e che il discrimine potesse essere il tipo di contratto di lavoro subordinato.

Rispondendo all'interpello in questione il Ministero del Lavoro chiarì che il termine interno non facesse riferimento al contratto di lavoro intercorrente tra l'azienda ed il suo RSPP, quanto al fatto che il professionista incaricato debba essere a conoscenza delle dinamiche aziendali e del contesto lavorativo in cui deve svolgere le funzioni tipiche del responsabile.

Pertanto un professionista che non sia dipendente di un'azienda, può ricoprire il ruolo di RSPP interno, se comunque, nel tempo in cui arriva la nomina, è già incardinato nelle dinamiche aziendali, conoscendo pienamente il contesto lavorativo di riferimento.

Il discrimine non è dunque il rapporto di lavoro, che come riconosciuto dallo stesso Ministero, rimane prerogativa del datore di lavoro gestire l'organigramma aziendale, ma è il livello di conoscenza del contesto lavorativo di riferimento. In sostanza il consulente nominato deve essere in qualche modo già relazionato all'azienda che lo nomina, in tal senso anche un rapporto di collaborazione, o una qualunque altra prestazione occasionale, individua e giustifica la presenza di un RSPP interno all'azienda.

Per contro un RSPP esterno è invece quel soggetto, o quella società di consulenza, che viene incaricata per la prima volta. Egli non ha dunque le conoscenze delle dinamiche aziendali e del contesto di riferimento, dovendole acquisire passo passo nel corso del tempo.

Questa ratio spiega meglio perché la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro impone in alcune determinate situazioni la presenza di un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione interno all'azienda, ossia di un professionista che conosca bene il funzionamento dei processi di lavoro e del contesto aziendale. L'obiettivo della normativa è quello di aumentare i livelli di sicurezza di quelle imprese, che per tipo di lavorazione, o contesto ambientale, richiedono una particolare attenzione.

Ecco dunque che Il RSPP deve essere obbligatoriamente interno all'azienda (incardinato nei processi produttivi) nei casi previsti dall'art. 31 comma 6 del D.Lgs. 81/2008, e cioè:

  • nelle aziende industriali di cui all'articolo 2 del D.Lgs. 334/1999 (cd. Decreto Seveso), soggette all'obbligo di notifica o rapporto, ai sensi degli articoli 6 e 8 del medesimo decreto;
  • nelle centrali termoelettriche;
  • negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del D.Lgs. 230/1995 (decreto riguardante le radiazioni ionizzanti);
  • nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;
  • nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
  • nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
  • nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori.

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