Amministrative 2016, il Comitato Mediterraneo Possibile: " Costruire insieme una “possibilità” per Crotone"
Di seguito la nota del Comitato Mediterraneo Possibile. "D’un tratto ti ritrovi immobile nella frenesia del traffico cittadino dell’ultimo giorno dell’anno e ti accorgi che in quelle automobili non c’è solo gente che torna a casa per festeggiare la mezzanotte ma cittadini alla ricerca di spazi e opportunità di vita.
Il desiderio e insieme, quasi, la disperazione che il 2016 debba necessariamente portare novità positive. Tutti pensieri inevitabilmente affidati a un datario, quando i problemi sono troppi e altri riferimenti sembrano non esserci più o non essere, comunque, più affidabili. Considerazioni che commuovono e che, tuttavia, diventano nuovo stimolo per la coltivazione di un’idea di rinnovamento che vada oltre un calendario o uno spot elettorale.
La vita dei singoli, in un territorio così problematico, non può aspirare ad un cambiamento se insieme non si prova a cambiare la vita della comunità. Crotone è soffocata da inefficienza e clientelismo (l’una strettamente correlata all’altro), eppure gran parte della politica “tradizionale” continua in atteggiamenti autoreferenziali, disquisendo solo di candidati e apparentamenti o, nella migliore delle ipotesi, di uno sviluppo che da un ventennio, pur governando a vari livelli, non è riuscita a costruire. Difficile credere che quel solco abissale che separa la città e la politica sia evidente a pochi. Più probabile che, ancora una volta, si preferisca, per interessi di parte, affidarsi a un consenso elettorale determinato da appartenenza, clientela, favoritismi e persino assoldamento di famiglie numerose. Con buona pace della consapevolezza delle idee e dei programmi e soprattutto della qualità degli interpreti, che tanto più sarà insufficiente, tanto meglio garantirà poca trasparenza e libertà di azioni mediocri nelle pratiche amministrative.
La sensazione è quella che ci si trovi all’ultimo bivio: da un lato il passato che prova a vestirsi di nuovo, dall’altra la chance, irripetibile, di costruire insieme una “possibilità” per Crotone. Anzi, una nuova Possibile idea di Crotone. Come farlo? Cambiando rotta, pensieri, pratiche, stili.
Insieme ai cittadini che diventano responsabili nella definizione degli obiettivi generali, nelle decisioni e nella gestione. Attraverso la partecipazione di quelle competenze e esperienze che finora sono rimaste a guardare, per distrazione o per rassegnazione. E l’appello alla partecipazione è anzitutto, ma non solo, rivolto a quella generazione (la più numerosa tra le generazioni secondo l’Istat) che il giornalista Andrea Scanzi, per es., ironicamente analizza nel suo “Non è tempo per noi”: elogio e dramma dei nati negli anni ‘70 diventati adulti a metà tra benessere e crisi, soprattutto di valori. Ciascuno preso da se stesso, si è a lungo smarrito il senso delle cose comuni, del confronto, delle responsabilità verso il territorio, della partecipazione alle scelte che riguardano tutti. Costretti a pensarci ora che ci tocca fare i conti con panorami devastati dalla cementificazione selvaggia, dall’incuria, dalle crisi economiche e dalla mancanza di programmazione, oltre che dalla scarsa lungimiranza. Senza contare gli strascichi dell’industria chimica di cui ancora non siamo in grado di liberarci, né in termini d’inquinamento, né in termini di nuove visioni di sviluppo.
L’idea è quella che insieme, collaborando sullo stesso livello, si possa e si debba costruire il pensiero comune del riscatto di Crotone, da subito e per i prossimi venti anni. Disegnandone la sua identità. Non più attraverso la predazione del territorio e di tutte le sue risorse ma rispettandone la vocazione naturale e andando a ricercare e programmare tutto quello che, anzi, possa esaltarla e valorizzarla.
Come negli ultimi anni, esempi di passione e realistica visione del territorio hanno con sacrificio indicato la via di uno sviluppo sostenibile e soprattutto a portata di mano, capace di generare bellezza e economia in ottica circolare. Nella consapevolezza netta e schietta che le grandi questioni, le infrastrutture, le bonifiche, un’offerta sanitaria pubblica adeguata alle esigenze, lo sfruttamento energetico del territorio in surplus rispetto al fabbisogno, il rapporto con Eni o quello con le sovrintendenze ai beni archeologici, non possono affrontarsi in modo nuovo e compiuto se la classe politica non si rinnova negli uomini, nelle passioni, nei metodi e soprattutto in credibilità. Inutile negare quel fallimento che è sotto gli occhi di tutti benché si tenti, su fronti diversi, di tamponare o progettare interventi risolutivi di questioni implose esattamente per l’incapacità, la lentezza e l’approssimazione o la mancanza di volontà di prevenirle seguendo quello che è il compito principale della politica: la programmazione.
Ora, più che il controllo sociale occorre ripristinare la fiducia, ribaltando la logica della convergenza su una candidatura per richiedere un voto, rimettendo al centro gli interessi delle persone attraverso il coinvolgimento, la partecipazione intorno ad un progetto condiviso da costruire insieme per diventarne artefici e assumersi la responsabilità delle scelte. Senza ancora delegare a chi finora ha fallito i propositi o semplicemente si è limitato a rinviare per non perdere le solite occasioni di “scambio”. Il governo di questa città, il suo cambiamento, la necessaria rottura con il passato per costruire un’identità nuova, di progresso e sviluppo sostenibile, passa da una sfida. La sfida e il coraggio di tutti quelli che vogliono diventarne protagonisti per il bene comune, elaborando insieme un “progetto di governo con la città” che sappia mettere al centro gli interessi della comunità e non di gruppi di potere e lobbies di ogni genere. Una sfida di fiducia che diventi il vero potere forte di cui tener conto.
Una sfida per la quale noi saremo solo un anello che insieme a tanti anelli possano formare una catena di umiltà, passione, impegno e coraggio, magari mettendo insieme linguaggi e esperienze diverse di chi non vive la politica ma ancora sa e può credere in una forma appassionante di dovere civico.
E’ la sfida di Crotone, quella in cui crede Possibile. Non la sfida “di” Possibile. Sprigionare e mettere in rete tutte quelle energie soffocate dall’eccessiva delega, dalla deresponsabilizzazione, dall’assopimento, dalla mancanza di consapevolezza di sé e dell’ambiente che ci circonda.
Se saremo in grado di creare quell’effetto moltiplicatore che solo il contagio civico della condivisione e della fiducia può realizzare, allora non sarà una partita già chiusa in partenza. Può diventare l’occasione per il “risveglio dei molti” che si mettono insieme per riprendersi la città, per riscattare le miserie del presente."



