Urne aperte per decidere se le multinazionali potranno estrarre gas e petrolio fino al termine della concessione o fino alla durata utile del giacimento.
E' partita alle 7,00 di questa mattina la lunga giornata del referendum abrogativo della legge governativa che disciplina le attività di estrazione e ricerca in mare di idrocarburi.
Le urne sono stata aperte alle 7,00 e chiuderanno alle 23,00 di questa sera. Affinchè il referendum sia valido è necessario che il 50% + 1 degli aventi diritto al voto (circa 47 milioni di italiani) si rechi a votare (quorum). Il referendum abrogativo è stato voluto da 9 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) che temono per conseguenze sull'ambiente e sul turismo.
Il quesito referendario chiede di scegliere se abrogare la norma, introdotta con l'ultima legge di Stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè sino all'esaurimento del giacimento stesso.
In sostanza con la legge introdotta dal governo le società petrolifere avrebbero l'opportunità di utilizzare i pozzi in mare sino al naturale esaurimento (50/60 anni) senza richiedere nuove autorizzazioni. Con l'abrogazione della legge (ottenuta votando SI) le società petrolifere sarebbero costrette a richiedere autorizzazioni alla scadenza contrattuale dell'attuale concessione (10/20 anni).
IL QUESITO REFERENDARIO. Il quesito è: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)", limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?"».
Dalle associazioni ambientaliste e da molti cittadini, oltre che dai 9 consigli regionali che hanno promosso il referendum, la norma in oggetto è vista come un regalo senza nessuna razionalità e giustificazione fatto dall'attuale governo alle società petrolifere.



