La sconfitta elettorale occasione o pretesto per un'analisi sullo stato del Partito di via Panella?
Non hanno atteso neanche 24 ore dal risultato elettorale e a Via Panella sono iniziate le grandi manovre.
Da un lato il commissario cittadino Maurizio Tricoli ha annunciato la prossima convocazione dell'assemblea cittadina per analizzare il risultato elettorale, dall'altro un gruppo di giovani dirigenti e candidati del PD ( circa 20 in totale)si sono riuniti proprio nella sede di via Panella per riflettere sul dato elettorale e soprattutto, così come emerso alla fine dell'incontro, per chiedere le dimissioni del commissario cittadino e del segretario provinciale.
"A soli dodici ore dal risultato del 19 giugno, che ha decretato una sonora bocciatura della coalizione del centro sinistra, varie anime del Partito Democratico si sono spontaneamente riunite nei locali della Federazione . Dopo una franca e severa discussione, certi della necessità di avviare un processo di rinnovamento del partito, si è ritenuto inderogabile il richiamo ad un giusto atto di responsabilità e al conseguente passo indietro del Commissario cittadino e del Segretario provinciale.
Il presente documento si intende aperto a qualsiasi contributo e adesione."
Questo il documento inviato agli organi di informazione a conclusione dell'incontro, in calce allo stesso le firme dei presenti: Adamo Stella,Ambrosio Matteo, Ambrosio Michele, Asteriti Manuela, Caiazza Manlio, Carolei Francesco, Cavallaro Maria Grazia, Curatola Paola, Ettoris Enrico, Frontera Salvatore, Galea Maria Teresa, Giancotti Alessandro, Giungata Antonella, Iaccarino Miriam, Livadoti Francesco, Milito Alessandro, Scandale Antonio, Stefanizzi Antonella, Terra Massimo, Villirillo Gaetano.
A chiudere il cerchio le dichiarazioni di Giovanni Puccio, segretario organizzativo regionale del Partito Democratico:
"Le elezioni delle geometrie variabili. Così si potrebbe sinteticamente riassumere un dato elettorale che occorrerà analizzare sul campo, per avere un quadro più chiaro e leggibile, che ci consenta di elaborarne una traduzione politica.
Al primo turno a Crotone si recano a votare 35.510 elettori pari al il 71,14%, al ballottaggio 21.698 elettori, il 45,87%, il 25% in meno, pari a quasi 13.000 elettori. Pugliese, il Sindaco eletto, che aveva raccolto 9.054 voti pari al 26,23% (700 voti in meno circa, delle sue liste) balza a 12.860 voti, 59,27%. La Barbieri che aveva ottenuto 10.446 voti pari al 30,26% (2.450 in meno rispetto alle sue liste al 38,41%) al ballottaggio ottiene 8.838 voti pari al 40,73%, 1.600 voti in meno rispetto al primo turno.
I numeri, duri e crudi sono la base di partenza per ogni analisi e occorre riconoscere la sconfitta, ma si rischia di andare fuori strada e farci commettere l’errore di individuare capri espiatori e responsabilità individuali che potrebbero essere fuorvianti. Va dato atto e va riconosciuto alla Barbieri di essersi messa a disposizione di una battaglia difficile che ha affrontato con coraggio, intelligenza e determinazione. Ma si sapeva che non sarebbe stato facile, perché quell’equilibrio politico instabile di Crotone, era esposto a rischi seri. In primo luogo, il voto mette in evidenza gli effetti di una crisi che a Crotone, in Calabria e nel mezzogiorno assume carattere strutturale. La crisi pesa come un macigno, sull’economia calabrese, dall’industria, alla sottoutilizzazione delle risorse naturali, ambientali ed agricole nonostante i passi avanti fatti nel corso dei mesi scorsi. Le famiglie non reggono allo stress che continua a manifestarsi. La disoccupazione specie quella giovanile ha effetti devastanti.
Ma quello che ha pesato è anche una certa ripetitività della politica e dello scarto tra gli annunci e i fatti. Ed è dentro tale scarto che occorre indagare il livello preoccupante della disaffezione e della sfiducia sullo strumento elettorale e la sua curvatura sempre più dipendente dalla logica dello scambio elettorale a scapito di una virtuosa progettualità su cui invece dovrebbe concentrarsi l’iniziativa politica del Partito Democratico.
Ed è qui che l’iniziativa soggettiva del partito mantiene ancora uno scarto nel lavoro di sintesi politica e nella sua capacità di tradurre le sue promesse in azione di governo in modo più incisivo e programmato.
La contesa di Crotone mette in evidenza come le stesse forze che hanno concorso alla sconfitta in Calabria del centro destra e all’elezione di Oliverio non esprimono la piena consapevolezza della radicalità dei cambiamenti necessari e possono essere la manifestazione di una pendolarità politica che ripropone vecchie convenienze che contrastano col processo sul quale la Calabria dovrebbe avviarsi.
Ma il tema di Crotone può essere la metafora di una domanda alla quale il PD dopo la sconfitta di Cosenza e di una tornata elettorale negativa dovrà certamente interrogarsi con una forte capacità di non restare sull’autocritica ma individuare una progettualità politica e di governo che si intreccia oggettivamente sull’appuntamento del referendum confermativo della riforma costituzionale e il nuovo protagonismo politico che il PD dovrà essere in grado di svolgere per radicarsi e recitare un ruolo più efficace sui territori a partire dalle città capoluogo.
Pertanto, è utile in tempi rapidi convocare gli organismi ed avviare una riflessione seria ed approfondita sullo stato del Partito, finalizzata ad un progetto di rinnovamento aperto alle nuove forze che si sono misurate in questa campagna elettorale, e di forte rilancio dell’iniziativa politica. Al fine di mettere in campo una opposizione seria e costruttiva."



