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Dalla blue alla black-economy, i grandi fallimenti de La Prossima Crotone

Comune di Crotone: dopo 16 mesi di amministrazione tutti i problemi della città restano irrisolti se non peggiorati

Doveva essere la Prossima Crotone, quella diversa dalle precedenti e caratterizzata dal rilancio dell'intero tessuto urbano sulle ali della blu-economy, ossia con il mare a fare da volano di sviluppo di un territorio che una volta chiuse le grandi fabbriche non ha saputo più creare nulla.

Dall'insediamento della nuova amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Ugo Pugliese e sponsorizzata da Enzo e Flora Sculco, sono trascorsi 16 mesi pieni, ma della Prossima Crotone al momento non si vede traccia. La città è rimasta sostanzialmente ferma e tutti i problemi strutturali sono rimasti tali e quali a come li avevamo lasciati.

Dal depuratore fermo, alle reti idrica e fognaria vetuste; dai rifiuti per strada alla differenziata che non vuole partire; dal consorzio Congesi che si tira dietro vecchi probelmi irrisolti, alle politiche turistiche inesistenti. Dalle strade rattoppate malamente, ai portici di Piazza Pitagora che stanno cadendo. Dai soliti problemi di bilancio, alla spesa inutile di Crotone Sviluppo, passando per la perdita dei corposi finanziamenti europei. Dalla recentissima crisi di maggioranza, ad un settore chiave quale l'Urbanisitca lasciato colpevolmente senza assessore. Ma su tutti pesa l'enorme gap infrastrutturale con la città isolata dal resto del mondo. Niente strade, niente ferrovia e sopratutto, niente aeroporto. Dopo quindici mesi di amministrazione non uno dei problemi della città di Crotone è stato risolto, neanche il traffico, per il quale basterebbe gestire al meglio la viabilità urbana senza spendere una lira.

L'aeroporto Sant'Anna è stato il primo banco di prova della nuova amministrazione insediatasi a giugno dello scorso anno, nonchè il fallimento più clamoroso. L'errore grossolano fu quello di non presentare nei termini e nei metodi la richiesta di proroga dell'esercizio provvisorio al Tribunale fallimentare, che non potè fare altro che constatare il disinteresse degli enti preposti e cessare ogni attività. Così mentre l'aeroporto di Reggio Calabria, forte della nuova amministrazione guidata dal sindaco Falcomatà, metteva soldi e progetti ottenendo la proroga dell'esercizio provvisorio e quindi la vitalità dell'aeroporto Tito Minniti, Crotone vedeva il suo aeroporto chiuso per mancanza di interesse. Un ritardo grave costato molto caro al territorio, a dispetto dei proclami del sindaco Ugo Pugliese e dell'onorevole Flora Sculco che non facevano altro che ripetere l'importanza strategica dello scalo crotonese.

Il rilancio turistico, uno dei punti cardini del programma elettorale, è rimasto tale solo sulle locandine. Ad oggi non esiste un programma vero di rilancio del territorio, ogni azione appare isolata e fine a se stessa, pensata magari per far girare qualche soldino in più. Le uniche attività degne di nota sono lasciate ai privati (vedi i successi della vela) oppure provengono da vecchie programmazioni (vedi le navi da crociera). Insomma la blue-economy non vuole salpare, per farlo è necessario procedere ai lavori di ammodernamento del porto turistico, varati dall'Autorità portuale di Gioia Tauro, ma incomprensibilmente fermi da 16 mesi.

Non solo non vuole salpare la blue-economy, ma rischia di trasformarsi in una vera e propria black-economy (nel senso di una economia basata su progetti poco sostenibili). Dalle biomasse, alle discariche, passando per i lavori di costruzione dell'hotspot da 800 posti proprio sul porto turistico, lo stesso dove ieri è arrivata la nave Viking Sun. L'idea di realizzare 3 hotspot in Calabria è stata del ministro dell'Interno Marco Minniti che ha scelto Corigliano, Crotone e Reggio Calabria. Ma il sindaco  avrebbe dovuto opporsi, anche energicamente, per difendere l'unica fonte di sviluppo che resta alla città: il porto turistico.

E mentre sul porto si accoglieranno 800 migranti con tutti i servizi necessari, l'ex caserma dei vigili del fuoco antistante sarà trasformata in un mega ufficio immigrazione. A parte le necessarie condizioni di sicurezza pubblica e convivenza, che il sindaco dovrebbe garantire ai suoi cittadini, resta da comprendere come possano convivere in armonia un hotspot da 800 migranti e le attività crocieristiche che proprio quell'area del porto richiedono. Evidente che le due cose insieme non possono stare. La situazione internazionale è in evoluzione, il progetto degli hotspot accantonato viste le imminenti elezioni, ma la paura in città resta forte.

La paura che serpeggia sempre più tra i cittadini crotonesi è che la Prossima Crotone sia un grossolano flop. Lungi dall'essere quella promessa, legata alla sua naturale vocazione turistica, sia invece una città sacrificata agli interessi di pochi personaggi. Una città sporca, maleodorante, disastrata e abbandonata, dove l'unica economia possibile è quella legata al business dell'accoglienza, piuttosto che alle discariche, piuttosto che alle biomasse. Una città il cui futuro viene barattato e sacrificato per promuovere interessi particolari.

Non da ultimo l'ok dato dal sindaco Pugliese e dalla consigliera Flora Sculco al vecchio piano di bonifica presentato da Syndial che prevedeva lo smaltimento in loco dei metalli pesanti estratti dai siti industriali. Togliere 1 milione di tonnellate di rifiuti tossici da una parte per sotterrarli a pochi km di distanza. Un disastro per la popolazione e per il futuro della città che andava combattuto in ogni luogo. Un abominio incredibile dal quale solo il deciso ed autorevole intervento della Procura della Repubblica di Crotone ci ha salvati. Solo dopo Syndial ha cambiato i suoi piani, ma la città se l'è vista davvero brutta.

Crotone sembra in sostanza non rappresentata a dovere nei suoi peculiari interessi. La vicenda dello scempio di Scifo e del Marine Park, con il silenzio tombale di Flora Sculo e i proclami sterili del sindaco Pugliese ne sono l'ennesima prova. Anche qui sono dovute intervenire due Procure diverse per interrompere un evidente disastro che si perpetrava nell'assoluto silenzio del sindaco e della consigliera regionale di Crotone in Rete. Senza due interventi decisivi da parte della magistratura, saremmo stati condannati a vivere in una città cancerogena ad altissimo impatto ambientale e paesaggistico. Alla faccia della blue-economy.

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