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Cerrelli (Lega): La Regione Calabria vuole creare per legge il terzo sesso

  • Published in Politica

di Redazione
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Il segretario della Lega-Salvini Premier di Crotone: "La sinistra alla Regione Calabria pensa al terzo sesso, invece dei problemi dei calabresi".

s_400_250_16777215_00_images_2019_politica_giancarlo-cerrelli-kr.jpg«È grave, ideologica, discriminante, illiberale e inutile la proposta di legge regionale dal titolo: “Disposizioni per il superamento delle discriminazioni basate sull'identità di genere e l'orientamento sessuale”, n. 317-10 approvata dalla Commissione Cultura nella seduta del 29 gennaio 2019». E' quanto afferma l’avv. Giancarlo Cerrelli, Segretario della Lega Salvini Premier di Crotone.

«Se dovesse essere approvata tale proposta di legge, che ha avuto sorprendentemente anche l’apprezzamento in commissione cultura da parte del rappresentante della Casa delle Libertà – afferma Cerrelli - la Calabria si doterebbe di un piano programmatico per la diffusione e l’imposizione, in ogni ambito del proprio territorio, dell’ideologia gender, ideologia che ha lo scopo di togliere importanza al dato biologico sessuale, a favore del dato culturale per propiziare un’indifferenziazione dell’identità sessuale e, ancora, tale proposta di legge ha lo scopo di rieducare il nostro popolo, limitando la libertà di opinione di ognuno di noi.

Sono numerose le disposizioni previste dal disegno di legge che destano serie preoccupazioni. Esaminiamone alcune:

1) La proposta di legge - sostiene Cerrelli - usa più volte il costrutto ideologico “identità di genere” definendola all’art. 2 f) come “la percezione e la consapevolezza che le persone hanno di sé, come individui maschili femminili o transgender, come persone che non si identificano necessariamente né con il genere femminile, né maschile.” La Regione Calabria, pertanto, con tale proposta di legge, ha la pretesa di forzare la natura e riconoscere, creandolo per legge regionale, un terzo sesso, cioè un sesso neutro. È, tra l’altro, preoccupante che del costrutto “identità di genere” non se ne specifichino i limiti interpretativi; cosicché tale locuzione, potrà essere riempita di qualsivoglia contenuto da chi vorrà avvalersi del dispositivo legislativo regionale;

2) La Regione – continua Cerrelli - in ossequio all’art. 1 della proposta di legge regionale - assieme ai Comuni, ad associazioni e a ogni altra istituzione avrà modo di favorire la penetrazione nel corpo sociale calabrese dell’ideologia di genere e tutto ciò avverrà con la scusa di contrastare presunte discriminazioni e violenze di genere che, invero, non sono affatto un’emergenza e un’urgenza sociale nella realtà calabrese; una prova di ciò è data dal fatto che il progetto di legge non è stato in grado di fornire alcun dato, che sia scientificamente attendibile, circa le violenze di genere perpetrate nel territorio calabrese, tale da giustificare un simile provvedimento che impegna risorse pubbliche.

3) Con il disposto di cui all’art. 4 n.1 della proposta di legge, che prevede che “la Regione…adotta interventi in favore delle persone discriminate in ragione dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o delle caratteristiche sessuali; in particolare attraverso i servizi per il lavoro e i centri per l’impiego”, si pongono le basi per una reale discriminazione sociale e lavorativa di coloro che a parità di condizioni non sono omosessuali. Cerrelli infatti sostiene che tale legge sembra voler conferire un titolo di preferenza alle persone omosessuali rispetto agli altri cittadini.

4) L’art. 6 del progetto di legge prevede, invece, a cura della Regione, una sensibilizzazione, leggasi rieducazione, del personale scolastico e degli studenti sul divieto di discriminazione e sul principio di parità di trattamento. Lo scopo che, invero, si vuole attuare con questa norma – avverte Cerrelli - è il superamento dei cosiddetti stereotipi di genere, cioè si vuole insinuare che sia una falsa credenza quella che afferma che vi siano due sessi e che vi siano alcune differenze naturali di ruolo.

5) Preoccupa l’art. 7 che prevede l’istituzione presso la Giunta Regionale dell’Osservatorio permanente sull’omontransfobia, che elaborerà e recepirà le segnalazioni da parte delle associazioni anti discriminazioni operanti sul territorio, che saranno agenti pronte a stigmatizzare e a denunciare come omofobi tutte quelle opinioni e quei comportamenti non conformi al pensiero politicamente corretto.

6) I veri destinatari e protagonisti di tale proposta di legge, tuttavia, - continua Cerrelli - sono le associazioni che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni; c’è da rilevare che molte di queste sono associazioni che appartengono alla galassia LGBTIQA (Lesbiche, Gay, Bisex, Transgender, Intersex, Queer, Asexual). Tali associazioni avranno il compito di “misurare gli standard di responsabilità sociale delle imprese e degli istituti di formazione circa eventuali discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Queste associazioni potranno, pertanto, propiziare la chiusura o la comminazione di sanzioni a imprese e a istituti di formazione che non si conformeranno alla dittatura del pensiero gender. Con tale legge, difatti, sarà istituita una sorta di potere di controllo sulle imprese e sugli istituti di formazione che in modo arbitrario e anche con eventuali ricatti sarà fonte di privilegi per una sola categoria di persone che avrà titolo di preferenza esclusivamente in base all’orientamento sessuale.

7) La proposta di legge all’art. 5 dà, inoltre, - afferma l’avv. Cerrelli - alle associazioni LGBTIQA la possibilità di collaborare con le Aziende sanitarie locali e con i servizi socio assistenziali per aiutare le persone ad accettare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Una tale collaborazione rientra nel piano di rieducazione della popolazione alla cultura gender. Gli adolescenti si troveranno, così, a dover subire lezioni di educazione sessuale nei consultori e a scuola da associazioni che promuovono per mestiere la fluidità sessuale con la scusa di combattere le discriminazioni.

8) La proposta di legge all’art. 9 prevede tra l’altro di modificare la comunicazione e la modulistica nei vari uffici per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Le modifiche saranno rappresentate dalla sostituzione dei termini tipo padre e madre a favore di genitore 1 e genitore 2 etc. e nell’istituzione di una neo lingua nei vari enti pubblici.

9) E’ di tutta evidenza, inoltre, afferma Il Segretario della Lega, avv. Cerrelli- l’inutilità di tale provvedimento, visto che le norme del nostro ordinamento sono del tutto sufficienti a fronteggiare qualsiasi abuso nei confronti di qualsiasi soggetto, compresi quelli con orientamento omosessuale.

10) Se qualcuno pensasse che tutto ciò sia fatto senza l’esborso di soldi pubblici si sbaglia. La proposta di legge prevede, infatti, una copertura finanziaria pari a 110.000 mila euro dei nostri soldi per dare forza a organizzazioni che hanno di mira un’azione militante volta a imporre una dittatura del pensiero unico che renda sempre più fluida la nostra identità sessuale.

La Regione Calabria in mano alla sinistra non può che farsi promotrice di questi provvedimenti inutili, che celano una intrinseca pericolosità sociale, auspichiamo, invece, che la Regione Calabria impegni le proprie risorse e le proprie energie verso ciò che possa far crescere realmente il popolo calabrese, che soffre la piaga della disoccupazione, di collegamenti insufficienti, di un turismo che non decolla, di sacche di vera e propria povertà, di una cultura assistenzialista e malavitosa che non favorisce un vero sviluppo morale ed economico del territorio.

La Regione Calabria non segua le sirene di un falso progresso, mascherato da civiltà; si impegni, piuttosto, a favorire il recupero delle proprie radici culturali morali e religiose e non finanzi una cultura di morte, come quella gender, che con la scusa di superare le discriminazioni è volta a cancellare la nostra millenaria civiltà e a limitare la nostra libertà di opinione».

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