Intervista al vice responsabile nazionale agli Enti locali della Lega Walter Rauti.
La Lega è alla prima esperienza all'interno del Consiglio regionale e della giunta calabrese, quali sono le prime impressioni?
Beh è normale che bisogna affrontare una prima fase che è quella di adattamento, perché l'unico partito che ha una cultura, una storicità tale da doversi adattare a stili, a tradizioni dal punto di vista chiaramente amministrativo regionale, che sono diverse. Quindi c'è una prima fase di adattamento, dove però con una buona dose di collaborazione stiamo cercando di dare risposte complete ai calabresi, seppur chiaramente con uno stile gestionale e comunicaivo diverso. Per questo quando qualcosa magari è diverso non sempre viene percepito nel modo migliore.
Come intende la lega caratterizzare la presenza in questa giunta a trazione forzista?
Questo è un discorso un pò' più complicato, nel senso che più che valutare le trazioni di un partito piuttosto che l'altro bisogna concentrarsi sulle deleghe, sulle azioni dal punto di vista del governo che si intende fare. La Lega ha delle deleghe importanti e pesanti Commercio, Artigianato e Cultura e sicuramente può essere incisiva. Chiaramente potevamo pesare un po' di più (nella Giunta ndr), però in questo momento storico era anche importante non mandare un messaggio che poteva essere frainteso, che magari ci impuntassimo sulle poltrone e non sull'azione governativa. Quindi cerchiamo di fare un lavoro di squadra per quanto possibile.
Emergenza coronavirus lo scenario economico che si presenta non è dei migliori. Qual è la proposta della Lega non solo in Calabria?
Stiamo cercando, perlomeno per quanto riguarda commercio e artigianato, una riapertura soft fin da subito, che abbiamo sottoposto alla Presidente e che farà poi le opportune valutazioni. Crediamo che perlomeno permettere l'asporto consenta al motore di accendersi. Presenteremo una proposta in termini di azioni a fondo perduto affinché il motore che accendiamo abbia nello stesso tempo la benzina per ripartire. La benzina sono soldi reali nelle tasche di commercianti e artigiani affinché questo periodo di astinenza lavorativo non si traduca in un periodo veramente di crisi di liquidità.
Dal punto di vista sanitario la Calabria è arrivata all'appuntamento con una pandemia globale impreparata proprio per quello che diceva 10 anni di commissariamento, un sistema sanitario che non era sicuramente pronto ad affrontare un'emergenza come quella che ha messo in difficoltà i sistemi sanitari migliori d'Italia figurarsi in Calabria. Per il momento possiamo dire che ci è andata abbastanza bene, il lookdown nazionale ha permesso anche alla regione Calabria di non subire un innalzamento eccessivo del numero di contagi. Sicuramente ha aiutato anche la densità di popolazione, in Calabria non ci sono grossi agglomerati.
Non bisogna abbassare la guardia, bisogna ripartire con attenzione rispettando quelli che sono poi i dettami che farà veramente il Ministero piuttosto che l'OMS. Cercare di rispettare anche l'intelligenza dei calabresi che sicuramente non hanno voglia, dopo questo periodo in cui è andata bene, di rischiare.
Un'ultima domanda, ci sono tantissimi calabresi al nord che hanno perso il lavoro e non riescono a rientrare nella loro terra, che idea vi siete fatti?
Esattamente un mese fa il segretario regionale della Lega in Calabria aveva posto il problema del fatto che chiudere i confini regionali senza istituire un nucleo che potesse monitorare e osservare le situazioni extraregionali, avrebbe rappresentao un problema. Perché tutte le situazioni non sono identiche, ci sono emigrati che vivono e lavorano o studiano fuori, per i quali sicuramente bisognava perlomeno censirli, ma c'erano e ci sono tutt'ora coloro che si trovano accidentalmente fuori dalla Calabria. Perché andati a trovare un genitore o parente, o per un lavoro temporaneo di un mese o due, e che vivono in un bed and breakfast. E dopo un mese o due continuare a tenerli in questa situazione: senza un supporto economico, senza poter rientrare, vuol dire metterli davanti ad un bivio: morire di fame o rischiare di ammalarsi per covid.
Quello che la Lega proponeva era di istituire un meccanismo per censire e per analizzare, e in questo caso dopo un mese, un mese e mezzo, per monitorarne il rientro, o perlomeno valutare un sostegno economico. Quindi questo chiedevamo un mese fa e l'opposizione, che allora ci attaccò fortemente strumentalizzando la vicenda, oggi presenta degli emendamenti per chiedere esattamente la stessa cosa. Ecco questo fa un po' riflettere su quale sia la cultura gestionale, amministrativa e politica di taluni partiti che è quella, non di prevenire un problema, ma di affrontarlo quando arriva. Chiaramente è meglio lavorare in prevenzione, e questa era una cosa che sarebbe stata senza nessun costo, perché bastava dedicare delle risorse regionali in questo momento diciamo anestetizzati dall'emergenza a monitorare il calabresi fuori.



