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Dal declino degli Sculco al flop della Lega: come cambia la politica dopo il voto

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di Redazione
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s_800_0_0_00_images_2020_27-09-gruppo-politici.jpgA prescindere da come andrà il ballottaggio, la tornata elettorale del 20-21 settembre somiglia sempre più ad uno tsunami abbattutosi sulla classe politica crotonese, travolgendo tutto e tutti. Uno tsunami che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza e le fortune politiche di molti.

E se da una parte è innegabile il successo elettorale delle liste collegate al candidato del centrodestra Antonio Manica che hanno sfiorato insieme il 50% dei voti validi, dal punto di vista squisitamente politico il vero vincitore diventa Enzo Voce. E non già per l'enorme consenso elettorale pari a 12 mila voti, ma per il fatto di essersi imposto come unico vero leader politico crotonese, allorquando da destra a sinistra di leader politici non se ne vede ombra!

Voce è riuscito ad unire, non già le liste e gli appetiti dei soliti portatori di voto, ma le speranze di migliaia di crotonesi di destra e di sinistra, sotto l'unica bandiera (forse un tantino populista) del cambiamento vero, della rottura con il passato, dell'avversione all'attuale classe dominante. Il ballottaggio deve ancora celebrarsi, ma a prescindere dall'esito, Voce ne uscirà comunque vincitore, ne uscirà comunque da leader di tutti coloro che non si riconoscono più nè a destra e nè a sinistra. Vi pare poco?

IL DECLINO DEGLI SCULCO

Le prime e illustri vittime del voto amministrativo sono Enzo e Flora Sculco. La coalizione che quattro anni fa aveva vinto il ballottaggio "Pugliese vs Barbieri", perde per strada 2.877 voti. Ed è proprio la lista I DemoKratici a pagare lo scotto più alto, passata dall'11,94% al 5,77%. L'intera coalizione ha perso il 30% dei voti ottenuti nel 2016. Ancor più grave appare l'aspetto politico della sconfitta. Enzo non è più il leader forte e indiscusso di quattro anni fa. Ha perso smalto e lucidità, e pezzi da novanta come Leo Pedace. Con le porte sbarrate sia a destra che a sinistra non gli resta che agganciarsi ai fuoriusciti dal PD, che con la lista "Riformisti per Crotone" hanno raccolto appena 1.765 voti (5,5%). In questo caso però i rapporti di forza potrebbero cambiare, e non più a suo esclusivo vantaggio. Altra strada da tentare? Quella di inventarsi una nuova creatura e di barattare l'appoggio a Manica in cambio di un posto al sole per la figlia alle prossime regionali (che potrebbero tenersi a breve). Ma la strada è tortuosa.

IL COMMIATO DI CERRELLI

Alle regionali di gennaio la Lega con il 14,27% era il primo partito della coalizione di centrodestra a Crotone, il secondo in città dietro la lista Tesoro Calabria. Oggi di quella Lega non è rimasto più nulla. Spazzata via da un voto amministrativo impietoso, che ne certifica la profonda debolezza elettorale (3,61%) e l'assoluta incapacità di fare squadra (del resto non bastano i selfie su Facebook per averne una). A pagare dazio sarà il referente provinciale Giancarlo Cerrelli, da tre anni ormai padre padrone del partito, che dopo aver mortificato la neonata segreteria politica, si era addirittura proposto come candidato a sindaco del centrodestra (sapendo per altro di non evere nè voti e nè candidati in lista). Il segretario regionale Invernizzi potrebbe azzerare il partito subito dopo il ballottaggio. Senza dirigenti e senza voti il peso politico della Lega resterà nullo per molto tempo ancora, e Cerrelli dovrà abbandonare ogni velleità, lasciando il passo a Torromino, Pedace, De Simone, mentre il suo successore dovrà ripartire sostanzialmente da zero, o quasi. E questa volta senza poter contare sull'effetto trainante di Matteo Salvini.

IL TRIUMVIRATO DEL CENTRODESTRA

La partita contro Enzo Voce non è per niente facile, ma Torromino (Forza Italia), Pedace (Consenso) e De Simone (Fratelli d'Italia) ce la metteranno tutta per convincere i crotonesi delle buone intenzioni e qualità del candidato Antonio Manica. Il centrodestra crotonese si sta plasmando intono ai tre leader di partito, con Torromino uomo forte grazie al 12,20% di Forza Italia, e al seggio in Parlamento. Ma il risultato del ballottaggio potrebbe cambiarne repentinamente le sorti. Una vittoria di Voce porterebbe Torromino alla seconda sconfitta consecutiva, dopo quella delle amministrative del 2016. All'epoca Torromino manovrò imponendo Argentieri Piuma candidato e portando il centrodestra fuori dal ballottaggio. Oggi è obbligato a vincere per non fare la fine di Gneo Pompeo a Farsalo.

LEO PEDACE: CESARE O CRASSO?

Il voto amministrativo sorride a Leo Pedace, la sua lista Consenso ha ottenuto il 7,62% con 2.444 voti. L'ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Pugliese potrebbe chiedere il vicesindaco in caso di vittoria al ballottaggio, ma la carica è ambita e fortemente contesa da Fratelli d'Italia. Leo, che ambiva alla carica di sindaco potrebbe ritrovarsi da semplice assessore, così come quando stava con Sculco. Il legame politico con il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini gli garantisce autorevolezza per sedere ad ogni tavolo e decidere le sorti del centrodestra. A differenza degli altri triumviri, Pedace è l'unico che può vantare un controllo capillare del suo elettorato, e dei suoi soldati, anche al ballottaggio. I suoi voti potrebbero essere determinanti e non solo per queste amministrative.

IL PD E QUELLA VOGLIA DI CAMBIARE (?)

Al momento tutto tace in casa PD, ma le elezioni amministrative hanno certificato la spaccatura insanabile tra la fazione degli ortodossi, guidati dal commissario Iacucci e quella degli orfanelli guidati dalla segretaria cittadina Antonella Stefanizzi, confluiti con la lista "Riformisti per Crotone" nella compagine di Enzo Sculco. Il voto ha clamorosamente smentito gli orfanelli, che si ritenevano portatori naturali delle istanze e delle idee democratiche, ma che, a conti fatti, hanno preso solo 1.765 voti contro i 4.399 raccolti dal PD nelle precedenti amministrative. Dopo il niet all'utilizzo del simbolo del PD e il flop degli Sculco, i riformisti restano orfani di padre putativo. A Roma squilla il telefono di Lotti e di Guerini, che sono dirigenti di partito, ma non votati al miracolo. La Stefanizzi parla ancora da segretaria del PD cittadino, dimenticando che l'elettorato di centrosinistra ha però preferito Enzo Voce al suo candidato Danilo Arcuri. Occasione ghiotta per desculchizzare il partito, avrà pensato Iacucci, che potrebbe ripartire da coloro che si sono spesi alle scorse regionali: Sergio Arena e Carolina Girasole che hanno portato il PD ad un ottimo 13,79%, mentre gli orfanelli portavano voti a Flora Sculco. Tra i militanti del PD c'è tantissima voglia di cambiare un partito che per molti anni è stato ostaggio di gruppi di potere organizzati. Sarà questa la volta buona?

 

 

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