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Galea (Italia Viva): Voce un camaleonte che ha imparato la politichetta

«Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?». Sono parole di Agostino Depretis, più volte presidente del Consiglio del Regno d’Italia e fautore del “trasformismo”, ovvero di quella pratica politica, in seguito divenuta prassi con Giolitti, che consisteva nel variare le maggioranze in base a convergenze su problemi circoscritti anziché su programmi politici a lungo termine.

Questa premessa non è uno sfoggio di conoscenza storica; piuttosto appare necessaria dal momento che il concetto è oggi in grande spolvero nel dibattito politico cittadino, all’indomani dell’ennesima capriola del sindaco Vincenzo Voce.

Chiariamo subito. L’ingegnere-docente non è un trasformista, come da più parti viene etichettato. Troppo alta per lui la strategia del trasformismo. Più modestamente egli è un camaleonte: come i camaleonti il cambio di pelle gli serve solo per sopravvivere.

Il “finto civico” ha imparato presto l’arte mediocre della politichetta. Gli sbraiti di Piazza dei Marinai (e dell’assise comunale) hanno fatto da colonna sonora alla voglia di cambiamento manifestata dagli elettori crotonesi, illusi dalle promesse di un nuovo corso che ben presto si è rivelato per quello che è: un cambio di guitti sulla scena.

Dopo i primi assalti alla diligenza delle partecipate pubbliche, giusto per buttare fumo negli occhi, l’azione di rinnovamento è proseguita con le chiassose e invereconde sostituzioni nella compagine di maggioranza. E così i suoi ex sostenitori – dai Pentastellati agli Stanchi, da Tansi ai prezzolati del Pd – sono stati fatti fuori uno per uno attingendo dal sempre ricco serbatoio degli aspiranti alle prebende (leggi seggio comunale). Senza andare troppo per il sottile. Com’è lontana la Politica! (Quella con la P maiuscola)

Ora, forte dei successi ottenuti grazie al bancomat del Pnrr e del socio occulto (Eni), e ai tesoretti di Antica Kroton, Teatro e via ereditando, il nostro ex Masaniello si appresta a fare il grande salto nella politica che conta (che tuttavia non è ancora quella con la P maiuscola).

Ma la circospezione con cui è stato accolto dai vertici regionali e provinciali di Forza Italia dimostra che l’ingegnere-docente non è ancora ritenuto pronto per il master. Nella recente convention della “crescentina”, Occhiuto ha sciorinato sornione i “suoi” successi su aeroporto, statale 106, elettrificazione della ferrovia, facendo passare Voce come ottimo comprimario. Probabilmente in attesa di ricevere gratitudine al momento giusto.

Intanto Ferrari e Torromino si scambiano saluti come dirimpettai di un condominio e fanno manfrina per capire come potrebbero “Crescere” con Voce simil-forzista. Senza preoccuparsi troppo del terzo incomodo (altro segnale di nanismo politico), quel Fratelli d’Italia che ha sempre visto Voce come uno straniero in patria.

Nelle orecchie dei Meloniani risuona ancora lo sguaiato appello del sindaco alla premier dopo la strage di Cutro. “Venga a Crotone come donna se non vuole venire come presidente del Consiglio”, tuonava il Camaleonte. Chissà se Tajani farà come Giorgia: un consiglio dei ministri a Cutro anziché nella città di Pitagora. Tradotto: se lo incoraggerà al suicidio.

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