Un argomento spinoso, su cui i vertici regionali hanno dovuto concentrare molte energie per cercare di tutelare sia i cittadini sia gli introiti dello Stato. Il 2017 ha portato risultati concreti, ma non ha annullato il problema.
Nei primi cinque mesi del 2017, l’ultimo periodo per il quale sono disponibili dati ufficiali, la guardia di finanza regionale ha riscontrato undici violazioni, verbalizzando ventidue soggetti. I controlli hanno portato al sequestro di quattro macchinette e alla chiusura di ben venti punti di scommesse illegali. Tutti numeri relativamente bassi se confrontati alla realtà italiana, ma significativi nei confronti di quanto messo in atto nelle precedenti annata in Calabria.
Ancora più attivo il comando provinciale di Cosenza, con 30 controlli e 58 soggetti verbalizzati, che hanno portato al sequestro di nove apparecchi. Le Fiamme Gialle di Crotone invece hanno riscontrato cinque violazioni nelle nove operazioni portate a termine. Le cifre, ancora provvisorie, delineano il leggero incremento nella consapevolezza del problema sull’economia regionale. real bonus senza deposito casino stranieri
La Calabria è ad oggi una delle poche regioni italiane in cui non è stato approvato un regolamento di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Le istituzioni rimandano l’approvazione delle diverse proposte, per un accordo sempre più lontano. Non solo per motivi ideologici, ma per la cronica assenza da fondi da investire. In parte l’attendismo è giustificato dai dati regionali sul volume di gioco in Italia, che vede la regione nel fondo della classifica. Soltanto un’illusione probabilmente, perché si riferiscono al denaro speso in apparecchiature a stretto controllo dello Stato. Il sospetto, che parrebbe fondato, è che sotto la facciata del gioco legale si nasconda un sistema sviluppato di apparecchiature legate alla ‘ndrangheta e ad associazioni mafiose. D’altro canto il timore è che introdurre una legislazione specifica sulle scommesse, limitandone di fatto il mercato, spingerebbe i giocatori a uscire dalle aree sotto l’occhio vigile dello Stato, vanificando il lavoro degli ultimi anni.
Il rapporto Dia sul gioco d’azzardo illegale in Italia nella seconda metà del 2016 ha segnalato la presenza di una forte attività sotto banco nell’Italia meridionale. Il gambling è molto usato perché può contare su diverse forme per coprire illeciti. Oltre al denaro derivante dalle imprese locali, le slot machine possono tranquillamente essere utilizzate per il riciclaggio. Soprattutto se gli apparecchi non sono monitorati dallo Stato. Un intervento utile potrebbe essere la diffusione della cultura del gioco pulito ai cittadini: bollando le slot machine con un marchio AAMS (come in buona parte viene già fatto), si aiuterebbe l’utente a riconoscere la macchinetta controllata dallo Stato da quella gestita da un’associazione mafiosa. Per convincere il giocatore a scegliere la prima, se non dovesse essere sufficiente il senso civico, basterebbe a quel punto ricordare che il payout di queste ultime è in genere più basso, manomesso per rendere l’operazione vantaggiosa a chi la compie. Un lavoro lungo e impegnativo, ma forse l’unico modo per mettere davvero la parola fine a questo tipo di problema.



