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Operazione "Lande desolate": i nomi delle 16 persone coinvolte

In carcere l'imprenditore Giorgio Barbieri. Sei ai domiciliari e cinque con obbligo di dimora. Quattro i funzionari della Regione sospesi.

Questa mattina i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza hanno dato esecuzione ad'una ordinanza emessa dal Gip del tribunale distrettuale di Catanzaro su richiesta della locale DDA, che ha coinvolto 16 persone, tra le quali il governatore Mario Oliverio.

L'odierna operazione contro la corruzione in materia di appalti pubblici è stata chiamata "Lande desolate". Agli indagati vengono contestati a vario titolo i reati di falso in atto pubblico, corruzione e frode in pubbliche forniture, in relazione agli appalti per l'ammodernamento dell'Aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica. Tra gli indagati, oltre al Presidente della giunta regionale Mario Oliverio, anche 4 funzionari della Regione Calabria, per i quali è stato disposta la sospensione dell'esercizio di pubblico ufficio.

Il provvedimento assunto dal Gip di Catanzaro comporta l'automatica sospensione dell'esecuzione funzioni di presidente della Regione per Oliverio, funzioni che verranno assunte dal vicepresidente Francesco Russo.

A coordinare l'operazione è stata la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, con i sostituti procuratori Alessandro Prontera e Camillo Falvo, coordinati dai procuratori aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla. Ecco i nomi delle sedici persone coinvolte nell'odierna operazione "Lande desolate" distinte per tipo di provvedimento restrittivo:

Misura cautelare in carcere:

  1. Barbieri Giorgio Ottavio, 42 anni – residente a Roma;

Misura cautelare degli arresti domiciliari:

  1. De Caro Vincenzo, 66 anni – residente a Cosenza;
  2. Guarnaccia Gianluca, 43 anni - residente a Montalto Uffugo (CS);
  3. Guido Carmine, 58 anni - residente a Rende (CS);
  4. Trozzo Marco, 46 anni - residente in Cosenza contrada tenimento;
  5. Tucci Francesco, 63 anni - domiciliato in Castrolibero (CS);
  6. Zinno Luigi Giuseppe, 64 anni - residente in cosenza;

Misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza:

  1. Oliverio Gerardo Mario, 65 anni – residente a San Giovanni in Fiore (CS);
  2. Oliverio Marco, 44 anni - residente in Casali del Manco (CS).
  3. Cittadini Carlo, 43 anni- residente a Roma;
  4. Della Fazia Ettore, 58 anni - residente a Roma;
  5. Falvo Gianbattista, 62 anni - residente in Mendicino (CS);

Misura cautelare della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio:

  1. Guzzo Rosaria, 63 anni - residente a Castrolibero (CS);
  2. Latella Pasquale, 54 anni - residente in Scalea (CS);
  3. Mele Damiano francesco, 52 anni – residente a Celico (CS);
  4. Rizzo Paola, 49 anni - residente in Rende (CS);

Secondo quanto dichiarato dalla Procura antimafia di Catanzaro, dalle indagini dell'operazione sarebbe emerso «il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori, ovvero l’attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti».

Sotto questo profilo per gli inquirenti è «emblematica la spregiudicatezza che caratterizzava l’agire dell’imprenditore romano spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio, consistenti in una compiacente attività di controllo sui lavori in corso, nell’agevolare il pagamento di somme non spettanti, ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell’impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara».

In conclusione, le indagini effettuate avrebbero dimostrato come «l’imprenditore romano, nei confronti del quale è stata, altresì, addebitata l’aggravante dell’“agevolazione mafiosa” di cui all’art. 7, abbia impegnato poche decine di migliaia di euro a fronte di diversi milioni di euro previsti dai bandi di gara, circostanza ampiamente conosciuta ed avallata dai soggetti preposti al controllo ed alla erogazione delle somme, nonchè dalle figure politiche coinvolte. le indagini hanno fatto luce su un diffuso sistema illecito che, attraverso la reiterata commissione di falsi, abusi e atti corruttivi, ha compromesso il corretto impiego delle risorse pubbliche, non consentendo lo sviluppo e la crescita del territorio, l’elevazione del livello dei servizi resi al cittadino e costituendo, di fatto, un ostacolo alla realizzazione del potenziale di crescita che il territorio è in grado di esprimere».

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