Il Crotone perde anche contro il Cagliari ( 1-2). Stagione vergognosa con 19 sconfitte rossoblù da record!
Non basta, non serve l'iniziale vantaggio del Crotone contro il Cagliari.
Si ripete anche oggi il solito copione: il Crotone non solo non riesce a difendere il vantaggio, ma si fa prima raggiungere e poi superare.
Questo tipo di schema è probabilmente l'unico azzeccato da mister Nicola! La classifica parla chiaro e non teme smentite: 19 sconfitte su 26 disputate, solo tre vittorie per gli squali. L'iniziale gol al 10' di Stoian diventa l'ennesima occasione sciupata dalla squadra, dall'allenatore e quindi dalla società che in queste 26 partite in un modo che ha quasi dell'irreale, se non si sfiorasse il grottesco per taluni aspetti, ed il drammatico per i tifosi che stoicamente, loro si, continuano fare il Crotone Calcio e la serie di a di questa città, hanno ripetuto con meticolosa precisione lo stesso copione: un passo in avanti e venti indietro!
Non gioca il Crotone, e per gioco non ci si riferisce ai moduli ed agli schemi, che pure appaiono poco comprensibili, non gioca perchè non"se la gioca"!
Oggi i rossoblù sono partiti in avanti, come già visto in altre occasioni, sbloccano il match con un diagonale di sinistro di Stoian (10'). I sardi pareggiano al primo tiro in porta con Joao Pedro al 32' (svarione di Claiton) e completano la rimonta al 24' della ripresa con il neo-entrato Borriello.
In questo campionato di serie A è mancato tutto: programmazione, acquisti, metodo, e soprattutto volontà di "GIOCARSELA"!
Inutile negarlo l'allenatore è apparso subito non adatto al ruolo, pensiamo noi ingenui, adatto al programma sussurrano altri. La poco dignitosa presenza nella massima serie non è all'altezza di una tifoseria dignitosa quasi fino a sfiorare la piaggeria nei confronti di una società che da parte sua invece in più occasioni e non solo sportive ha dimostrato di non essere di pari livello.
Dagli errori si dovrebbe imparare, ma per imparare ci si deve mettere nella condizione di riconoscere che errori ci sono stati.
Oggi probabilmente salutiamo la serie A, lo facciamo non senza rammarico, non perchè illusi di poter restare nella massima serie, ma perchè certi di onorare maglia, gioco e città. Peccato!



