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Calcio, come si fa a diventare un allenatore professionista?

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di Redazione
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03-01-corso-figc.jpgNel momento in cui una squadra, un team, un club vince il campionato o viene incoronato come “squadra più forte d’Europa”, ecc. si tiene conto poche volte di un fattore importante.

Certamente, la squadra in sè ed il talento dei giocatori gioca un ruolo di fondamentale importanza nel rendimento finale, ma anche la presenza di un bravo allenatore che sappia motivare la squadra. Qua, insomma, serve un leader che sappia rincuorare la squadra quando perde e non farle perdere l’attenzione quando vince.

Il bravo dirigente sportivo è colui che si affeziona ad una squadra e considera ogni membro del club alla stregua dei suoi figli. E’ per questo motivo che, per diventare un allenatore professionista, serve tanta testa ma, al contempo, anche moltissimo cuore.

Un passato da calciatore non fa mai male

Sono moltissimi, al giorno d’oggi, i calciatori che, una volta ritiratisi dalla carriera agonistica, decidono di proseguire il proprio impegno all’interno di altri club, in veste di allenatori. Alcuni si rivelano essere dei veri e propri portenti, molto più astuti come mister che come giocatori, altri, al contrario, si rivelano dei pessimi leader o dei pessimi strateghi. Per questo motivo avere la cosiddetta “esperienza” serve, certamente, ma fino ad un certo punto.

Maurizio Sarri, per esempio, non ha mai giocato a calcio a livello professionistico ma, come lui stesso afferma, ha sempre voluto fare, come lavoro, un mestiere che avrebbe fatto anche gratis. L’allenatore era quel mestiere, per lui è più un passatempo che un impegno a tempo pieno. La sua vicinanza alla squadra, il suo modus operandi lo rendono assolutamente ineguagliabile in Italia, al giorno d’oggi per lo meno.

Essere leader prima di essere capi

Condurre una squadra alla vittoria è importante ma, una volta raggiunto un qualsivoglia successo, è importante anche non montarsi la testa inutilmente. Il buon allenatore deve essere colui che, in primis, riesce a far capire quando è il momento giusto per abbassare la guardia e quando, invece, bisogna dare il 100%. Ma per fare ciò bisogna essere degli ottimi leader e non solo dei capi. Insomma, il mister deve dare l’esempio, deve essere la fiaccola per la squadra.

Una fiaccola che sia in grado di riscaldare ma anche di illuminare. Non deve essere contraddicente ma deve essere una figura di rispetto assoluto. Solo in questa maniera, l’intera squadra avrà finalmente a cuore una persona in particolare.

Iniziare dal basso

Potrà sembrare una cosa banale ma non lo è. Raccogliere i frutti di una squadra partendo dalle categorie meno “forti” di un campionato permette di diventare non solo un forte punto fermo per l’intero club, ma anche una vera e propria “bandiera”. Insomma, un allenatore che dedica l’intera vita a seguire un club, a farlo crescere e migliorare non è altro che una persona amata all’interno del circus.

Ovviamente, questo è il percorso più difficile e lungo. La squadra deve essere disposta a seguire il proprio “capitano” in qualsiasi momento, bello o brutto che sia. Ma, se tutto funziona, alla fine si può giungere a risultati sensazionali.

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