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Capo Colonna, le associazioni lanciano l'allarme: crollo imminente

Una lettera-denuncia in cui si segnalano le maggiori e gravi criticità dell'area archeologica di Capo Colonna

Nessuna risposta da parte degli enti deputati e le gravi criticità dell'area archeologica di Capo Colonna ancora irrisolte con grave danno e pregiudizio per la fruibilità dell'area e l'incolumità dei visitatori.

Le associazioni Sette Soli e Gettini di Vitalba non ci stanno e scrivono ancora una volta al prefetto di Crotone per chiedere un intervento di somma urgenza per rimuovere le gravi criticità in cui versa l'intera area di Capo Colonna, dove parco e museo archeologico sono resi poco fruibili e addirittura pericolosi per l'incolumità degli stessi visitatori.

Dalla fitta vegetazione spontanea che ostacola la regolare fruizione da parte dei visitatori e ancor peggio rischia di intaccare i resti degli edifici, alle palme secche e a rischio crollo, sono solo alcuni dei problemi evidenziati nel dossier allegato alla lettera. Ma il rischio maggiore è quello di un crollo dell'intera area Nord del Parco archeologico, quello dove insistono la chiesa e la Torre Nao, dove l'erosione del mare ha portato via la base rocciosa sottostante. Di seguito il dossier redatto dalle due associazioni e recapitato al prefetto di Crotone.

VEGETAZIONE SPONTANEA. L’intero Parco Archeologico di Capo Colonna, esteso per circa 40 ettari, è invaso, all’attualità, da una fitta e alta vegetazione spontanea che prospera ovunque. Detta vegetazione che già ora, a seconda dei casi, ostacola la percorribilità dei viali e la visibilità degli accessi consigliati non meno che dello stesso immobile destinato all’esposizione dei reperti, lambito da un’arteria chiusa (per metà) al traffico veicolare e non segnalato ormai da alcuna indicazione, oltre a costituire un pregiudizio alla fruizione del Parco da parte degli utenti, alla lunga, seccandosi, diventerà anche motivo di oggettivo pericolo in caso di incendio.

ELEVATO RISCHIO INCENDIO. Come accertato e messo a verbale in più occasioni dal Comando Vigili del Fuoco di Crotone, infatti, l’intera area archeologica, nonostante la presenza delle condotte idriche che servono il Museo e le abitazioni private, nonché di quella per l’irrigazione che fa capo al Consorzio di Bonifica “Ionio Crotonese”, manca di idranti. Come ha dimostrato l’incendio scoppiato a fine estate 2014 nel giardino esterno al Museo, ciò implica la necessità che l’allarme partito da Capo Colonna raggiunga la caserma dei Vigili del Fuoco, sita alla periferia di Crotone, e da lì muovano gli automezzi di soccorso impiegando un tempo medio stimabile, per l’arrivo sul posto, in ca. 30 minuti!

IL PONTINO IN LEGNO. Se poi l’incendio dovesse interessare l’estremità N/E del parco, sviluppandosi al di là del ponte in legno che, lungo la strada comunale diretta al piazzale antistante la Torre Nao, scavalca le mura di cinta dell’abitato romano, nonostante che il piazzale stesso sia stato pensato e voluto a tutti i costi agibile (in caso di emergenza) dai mezzi di soccorso, l’area non potrebbe in ogni caso essere 2 raggiunta dalle A.P.S. (= auto pompa serbatoio), benché indispensabili in assenza di idranti, a causa della larghezza e portata insufficienti del suddetto attraversamento.

ERBACCE E ARREDI DATATI. Tornando al tema iniziale, lo spettacolo del Parco invaso dalle erbacce, oltre che dai rifiuti, squallido in sé e aggravato dalla fatiscenza di molti arredi ormai datati (staccionate, panchine, bidoni portarifiuti ecc.), diventa insopportabile anche perché coinvolge le stesse vestigia degli edifici greci, romani e posteriori. Le erbe infestanti, infatti, vi prosperano non meno che altrove, non rimosse per tempo neppure dove la loro crescita tra i lacerti di intonaco, negli interstizi tra gli elementi costitutivi delle tessiture murarie e nella ghiaia sovrapposta ai pavimenti musivi (delle terme romane, ad es.), lascia intuire anche al profano i danni in corso e rende specialmente palese l’incuria dell’Ente responsabile del Parco.

INCOLUMITA' DELL'UTENZA. Più urgente di ogni altro intervento, perché non è solo questione di mantenimento di un grado minimo di decoro ma di salvaguardia dell’incolumità dell’utenza, è comunque lo smaltimento delle numerose palme uccise da un coleottero (punteruolo rosso) e perciò, data la debolezza dei tronchi e degli apparati radicali, potenzialmente a rischio di crollo. (..). A poche settimane dal pellegrinaggio conclusivo della festa patronale, quest’anno più solenne per via del Giubileo Straordinario, stante l’abitudine di molti giovani di trascorrere la notte dormendo all’addiaccio nel giardino esterno al Museo, detta situazione di rischio non può essere ignorata!

ASSENZA DI VIDEOSORVEGLIANZA. L’insufficienza del sistema di videosorveglianza in uso nel Parco, l’assenza di guardiania notturna e la mancata adozione del sistema di telecontrollo wireless Punto-Multipunto, in grado di allertare nottetempo le forze di pronto intervento in tempo reale1 della video-sorveglianza alla vasta area all’estremità N-E del terrazzo compresa tra Casa Messina, la Chiesa della Madonna di Capo Colonna, l’attigua Torre Nao e le ville private adiacenti, compromettono potenzialmente innanzi tutto la tutela dei resti archeologici ma sono scelte irrazionali e potenzialmente pericolose anche sotto l’aspetto della sicurezza dei visitatori.

EROSIONE DELLA BASE ROCCIOSA. Nessun cartello, infatti, li avverte del pericolo niente affatto remoto che corrono quando, come accade spesso, temerariamente abbandonano la passerella più prossima al margine del terrazzo e, superata anche la recinzione in legno, si affacciano sulla scogliera senza avere contezza del fatto che proprio lì la sommità della panchina rocciosa da tempo si protende verso l’esterno priva del sostegno sottostante, crollato a causa dei fenomeni erosivi particolarmente violenti cui è soggetto questo tratto di costa.

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