Lo chiede l'associazione Sette Soli al MIBACT: "compromessa gravemente l'integrità delle strutture murarie e pavimentali di epoca romana"
Non c'è pace per Capo Colonna e per il Parco archeologico interessato dai lavori di manutenzione e ammodernamento che rischiano però di cementificare ulteriormente l'area dal grande valore storico e paesaggistico.
Almeno questo è il parere dell'associazione Sette Soli che dopo aver inoltrato un esposto-denuncia alle competenti Autorità in data 23 settembre, nella giornata id ieri ha inoltrato una ulteriore richiesta di accertamento dei danni causati dalla gestione del cantiere aperto, con particolare attenzione alla ricostruzione del pontino che attraversa le mura romane.
Oltre a lamentare i ritardi nei lavori di restauro del Parco archeologico, lavori che riguardano la redazione di pannelli didascalici, installazione dell’impianto di video-sorveglianza, nuovi arredi urbani sul piazzale, e allestimento del centro visite, l'associazione Sette Soli lamenta l'eccessivo uso del cemento utilizzato nella ricostruzione del pontino in legno che attraversa le mura di epoca proto-augustea.
«Come rilevato nel documento del 27 settembre - scrive l'associazione - l’opera nuova non è sospesa, come la prima, al di sopra della cresta del muro, ma poggia direttamente sul manufatto antico. Lo scheletro metallico del vecchio ponte è stato lasciato in situ e fagocitato dalla colata di cemento stesa sulla ghiaia con cui è stato colmato e oltrepassato il dislivello tra la cresta muraria coperta da tessuto-non tessuto e le travi metalliche».
Dalla comparazione fotografica dell'area interessata dagli attuali lavori di restauro, l'associazione denota un evidente decadimento della integrità delle strutture murarie e pavimentali di epoca romana.
«Detta comparazione - continua la missiva - rende infatti subito evidente che l’integrità delle strutture murarie e dei piani pavimentali relativi alle abitazioni tardo-repubblicane danneggiate e ristrutturate in antico a causa della costruzione del circuito difensivo monumentale è stata compromessa gravemente, in corrispondenza del nuovo scavalcamento, e forse per mera disattenzione».
L'associazione allega un consistente materiale fotografico e ulteriori dettagli tecnici che sembrano avvalorare l'ipotesi una certa "sciatteria" nella esecuzione dei lavori, e sopratutto effettivi danni al patrimonio archeologico che risulta effettivamente compromesso, laddove addirittura rotto.
Non solo. L'associazione sostiene anche che i punti più critici dei lavori effettuati a Capo Colonna dall'attuale, siano stati volutamente coperti dagli operai del cantiere con della terra, ad evitare quindi ogni ulteriore "sguardo indiscreto".
Per tutti questi motivi l'associazione ha inviato una richiesta precisa al Ministero dei Beni Culturali affinchè si adoperi celermente per verificare i danni arrecati al patrimonio archeologico di Capo Colonna e identificarne i responsabili.
Si chiede anche e sopratutto il commissariamento della Soprintendenza di Crotone per i mancati controlli e la cattiva gestione del cantiere.
La grave denuncia dell'associazione Sette Soli è stata inviata al Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, al ministro Dario Franceschini, alla Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio.



