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Capo Colonna, la Soprintendenza cementa la storia

  • Published in Territorio

Non c'è pace per il Parco archeologico, dopo i bungalow arriva il cemento a copertura dei mosaici romani

s_400_250_16777215_00_images_stories_cemento-capo-colonna.jpgAl via i lavori per la realizzazione del parcheggio nell’area antistante la chiesetta di Capo Colonna. A nulla sono valse le sollecitazioni da parte delle associazioni Gettini di Vitalba e Sette Soli prima, e poi dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle Parentela e Morra. La "messa in sicurezza dei mosaici romani" (avete letto bene, trattasi di messa in sicurezza dei rinvenimenti archeologici) è partita con la prima lunga colata di cemento, su cui presto andrà aggiunta la pavimenazione in cotto e materiale lapideo. 

Un progetto, quello a cura della Soprintendenza e con l'avallo dei tecnici del Comune di Crotone, che prevede la realizzazione di un parcheggio nel piazzale antistante la chiesa S.Maria di Capo Colonna, lo stesso piazzale dove sono stati rinvenuti i resti di costruzioni monumentali attribuibili ad uno spazio pubblico, forse il foro della colonia romana fondata nel 194 a.C.

Dal pomeriggio di ieri un gruppo di attivisti del Movimento 5 Stelle e cittadini senza bandiera politica hanno deciso di presidiare l'area per impedire la prosecuzione dei lavori che prevedono la realizzazione di una pavimentazione in cotto riquadrata da lastre in materiale lapideo per una estensione di 30 metri in lunghezza e 15 in larghezza, fino al limite di Casa Morrone.

L'allarme, come detto, era stato lanciato a settembre dalle associazioni Gettini di Vitalba e Sette Soli, che avevano, in una missiva indirizzata al ministro Franceschini, alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, a Simonetta Bonomi, al sindaco Vallone e al dirigente all'urbanistica Dominijanni, sollecitato una revisione del progetto evidenziandone le criticità: prima tra tutte la “ non valorizzazione “ archeologica dell'area e poi la messa in pericolo della zona attraverso un intervento troppo invasivo.

Il progetto prevede oltre alla realizzazione della pavimentazione e quindi copertura dei resti di un foro della colonia romana, anche lo scavo meccanico e mediante trivellazione delle fosse necessarie alla dislocazione dei plinti in cemento armato che, tre per ciascun lato corto, dovranno ancorare al suolo la copertura, lunga circa 18 metri e larga circa 9, con cui si vorrebbero proteggere le due stanze dell'edificio delle terme romane (in latino balneum) del I secolo a.C. dotate di pavimenti a mosaico.

A poco sono valse le richieste delle due associazioni e l'intervento dei parlamentari pentastellati, i lavori sono stati avviati grazie all'ok concesso dal Comune di Crotone e la prima colata di cemento è stata fatta. 

Non si comprende quale disegno possa esserci dietro questo continuo, silenzioso, tentativo di distruggere quell'area.

Sistematicamente, ripetutamente, negli ultimi anni si stanno consumando, a forza di autorizzazioni, concessioni, progetti e studi tecnici (di tecnici quasi sempre gli stessi), tentativi di distruggere il patrimonio archeologico crotonese: progetti per villaggi turistici che si fanno beffa dei piani paesaggistici, autorizzazioni per la realizzazione di nuovi impianti Eni in piena area archeologica, e ora si va dritto al cuore: il parco archeologico.

Fa specie che in tutti questi casi ci siano sempre gli stessi attori: Soprintendenza e amministrazione locale.

Intanto oggi il ministro Franceschini, sollecitato ancora una volta dai parlamentari 5 Stelle e dal ministro Lanzetta, ha contattato il direttore del Parco Archeologico di Capo Colonna Maria Grazia Aisa, alla quale ha chiesto spiegazioni sulla vicenda.

Si attende ora una ferma presa di posizione del ministro, un vero intervento a tutela del Patrimonio archeologico, storico e culturale e che i responsabili di questo scempio ne rendano conto.

Maria Bonaiuto


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1) Progetto SPA 2-4 Capo Colonna
2) Sagrato Chiesa Capo Colonna

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